The Revenant, tra clamore e odissea collettiva

Ero partita scrivendone un commentino flash, quella era l’idea, ma poi ci ho preso la mano…

Quindi ricominciamo daccapo e dedichiamo il primo post di questo 2016 all’ultimo film visto nel 2015, uno dei più attesi.

The Revenant – Il Redivivo, tra clamore e odissea collettiva

The-Revenant_poster_goldposter_com_13-400x518REGIA
Alejandro González Iñárritu
SCENEGGIATURA
Alejandro González Iñárritu
Mark L. Smith
FOTOGRAFIA
Emmanuel Lubezki
SCENOGRAFIA
Jack Fisk
CAST
Leonardo DiCaprio
Tom Hardy
Will Poulter
Domhnall Gleeson
Lukas Haas
Kristoffer Joner

Eccola la storia della vendetta più cruda e impossibile degli ultimi anni, un viaggio difficile straziante, dove lo spettatore è al centro della scena per tutta la durata del film.

E se ne parla molto ultimamente, c’è tanto clamore intorno alla sua uscita e realizzazione, tipo quello di questi giorni per Checco Zalone, anzi no, fortunatamente è diverso.
Un po’ per l’Oscar vinto l’anno scorso da Alejandro González Iñárritu per Birdman, cosa che gli ha dato ancora più consapevolezza artistica e portato a fare cose estreme, quello del direttore della fotografia Emmanuel Lubezki sempre per Birdman e per quelli ancora non vinti da Leonardo DiCaprio.
Quest’aura di successo aspettato e scontato ci accompagna e precede la visione, col rischio di falsarne un po’ la percezione, come se fosse già bello, a prescindere. Come se non potesse peccare in qualche cosa, come se ormai sia deciso che sarà un film fantastico e odieremo chiunque soffierà quel maledetto Oscar a DiCaprio (qualora sia candidato e che accada eh).

Sarà perché tutti parlano di “film difficile” e “prove al limite”, ma ormai mi conoscete, spesso sono la Bastian Contrario della situazione (vedi Jessica Jones) e le dichiarazioni per partito preso proprio non mi vanno giù, quindi parto senza aspettarmi niente per quanto si può, da attori e registi del genere si spera sempre non venga fuori una cosa immonda.
E fortunatamente non lo è lasciatemi consigliare (o imporre) una cosa, vedetelo al cinema!

Veniamo al film? Sì direi che è ora.

The Revenant – Il Redivivo, storia basata su fatti realmente accaduti e sul romanzo omonimo del 2003 di Michael Punker, racconta di Hugh Glass (Leonardo DiCaprio) mercante di pelli, e del suo viaggio.
Attaccato da un orso durante una spedizione e ferito mortalmente, assiste all’assassinio del figlio davanti agli occhi senza poter far niente e successivamente viene lasciato a morire mezzo sepolto vivo dal suo compagno di spedizione. Da qui partirà la sua impresa e ricerca di John Fitzgerald, il traditore (Tom Hardy) per l’ultima cosa che gli rimane, la vendetta. (Bellissima l’ultima battuta di quest’ultimo).

therevenantAlla fine lo sapete che è un Western vero? Un Western drammatico innevato, con frontiere, nativi americani, stupri e fucili, una storia di vendetta molto romanzata, impreziosita dal nostro regista messicano.

A tratti mi ha ricordato Terrence Malick con il suo Il nuovo mondo o The Tree of life tra flashback, sequenze lente e mute e i nativi americani….

La storia alla fine è una storia quasi banale e abbastanza semplice, non molto impegnata, la realisticità di questa sopravvivenza spesso va un po’ a farsi benedire e non c’è poi tutta questa introspezione, ma la visione banale non lo è, tutt’altro, le immagini surclassano in modo prepotente tutto il resto.

L’argomento o gli argomenti sono tanti:

  • dolore
  • forza di volontà
  • vendetta
  • tradimento
  • perdita
  • sete di potere
  • paura
  • brutalità
  • estremismo
  • natura
  • sopravvivenza
  • sopraffazione
  • barbarie
  • determinazione

Solo che poi quelli esplorati e approfonditi sono una manciata, e a risentirne ne va la curiosità per il background dei personaggi o l’empatia.

Perché va detto, per me il film possiamo dividerlo in due, una grandissima esperienza visiva, ma purtroppo non un altrettanto grande esperienza emozionale.
Emotivamente vacilla un po’, forse anche a causa della lentezza, l’assenza dei colpi di scena e lunghezza del film (2 ore e più), però poi guardandolo si rischia la paresi per la bellezza di ciò che si vede e in un modo o nell’altro un po’ va a riequilibrarsi.

I pilastri del film

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Iñárritu ha sognato in grande, ma anche gli altri gli sono andati dietro, DiCaprio ha accettato la sfida, a quanto ho capito non lo rifarebbe (come dargli torto), ed è diventato l’uomo nascosto dietro al sudiciume e alla barba infittita costretto a mille e 1 torture.

Le sue battute sono poche (ma incisive), sussurrate, mugugnate, gemiti di dolore e viso perennemente tirato o congelato sono il 90% della sua performance; sarà una prova difficile per Francesco Pezzulli, il doppiatore di Leonardo DiCaprio, che comunque io trovo sempre bravissimo.
Noto invece con dispiacere che c’è un nuovo doppiatore per Tom Hardy…

E che il nostro uomo del momento abbia dato tutto se stesso in questa prova, tra sacrifici, impegno e resistenza non se ne discute, tanto di cappello per la dedizione Leo, ti dovrebbero dare un premio solo per la tua costanza e bravura! Ma il peso non ricade tutto sulle sue spalle, Tom Hardy è al suo fianco, e non è che lui abbia sopportato meno per la riuscita del film (beh forse un pochino).

Anche Will Poulter e Domhnall Gleeson che ormai mi ritrovo ovunque, fanno la loro parte, ma Hardy che ci piace sempre e comunque, ultimamente non sbaglia un colpo e quando interpreta “il cattivo” è la pura espressione del male diventando fin troppo credibile.
Non me ne vogliate, ma a sentire e a percepire di più è stata la sua malvagità, l’avarizia, l’egoismo sfrenato e l’inumanità, è un coprotagonista eccezionalissimo, con un accento non suo che inizialmente ha fatto vacillare il mio convincimento della sua natura inglese.

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Ma perché odissea collettiva?

Perché The Revenant trasuda fatica e sofferenza solo a guardarlo, tra accuratezze tecniche ossessive e prove attoriali che rimangono impresse.
Ad arrivare prima della pellicola sono infatti i retroscena ed i racconti, ed è impossibile non rendersi conto di quanto sia stato un’odissea per tutti.

Iñárritu credo che sia diventato pazzo, e con lui tutti quelli che lo hanno seguito in questa folle impresa, ma di quella pazzia geniale che finisce per creare pezzi di cinema.

Il nostro poor Leo e tutta la crew, sottoposti a temperature impossibili, stanchezza, lunghi viaggi per poche ore di riprese e tanto altro, una su tutti la storia delle formiche, ma soprattutto il fatto che alla fine quella scena non sia presente nel film. Qualcuno abbandona il progetto e qualcuno ci crede fino alla fine, ma è innegabile che Iñárritu stavolta abbia tirato tantissimo la corda.

the_revenant_9Le condizioni climatiche molto avverse, i tanti impedimenti per la realizzazione del film si leggono ancor di più sui volti dei suoi portavoce, rendendo più realistico il tutto (stanchezza, temolii o respiri affannati…).

E lo spettatore, che Iñárritu furbetto vuole mettere al centro dell’azione per tutto il film, se ne accorge della sofferenza e delle difficoltà incontrate e ne apprezza ancora di più il risultato; è tutto così palpabile.
Successivamente poi, si rende conto che anche lui se la dovrà vedere col film, perché è tutto bellissimo quando si è al centro dell’azione, fino a quando anche tu non sei a faccia a faccia con qualcosa che se non hai lo stomaco non ce la fai, per questo l’ho chiamata fatica collettiva…Che poi il film non è neanche così corto.

Quindi preparatevi, potreste vedere cose non proprio “facili”, io lo sguardo l’ho distolto, più volte.

E ve lo voglio ripetere per la seconda volta (magari ce ne sarà anche una terza), la piccola Doppia W incuriosita, e vista l’importanza delle performance di cui si parla da mesi ha preferito vederlo a casa in lingua originale, ma se ne è pentita successivamente, spero se capiti di potermelo godere in sala, c’è troppo da ammirare, quindi se avete intenzione di partire con questi pazzi, fate il biglietto.

E bardatevi per il viaggio, perché lo farete insieme al nostro protagonista, galoppando, scappando, trascinandovi, nascondendovi, saltando, e gelando insieme a lui, la telecamera fa gli stessi movimenti che farebbe una qualsiasi persona presente sul campo, il guardarsi intorno, alle spalle, controllare la situazione… In modo da avere una visione totale, niente è statico, tutto fa parte del set in Redivivo, e quei piani sequenza, non voglio neanche immaginare quante volte saranno stati provati.

50 sfumature di blu

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Il film è stato girato tra Canada e Argentina facendo uso solo di luci naturali, con conseguenti tante ore di viaggio per poche ore di riprese e niente effetti speciali (tranne che per la scena dell’attacco dell’orso), a rendere quei tantissimi toni di blu e bianco ancora più particolari, accrescendo il senso di gelo, crepuscolo e angoscia.

Quella regia che da una parte mi fa tornare in mente anche Dogma 95 di Lars von Trier e Thomas Vinterberg, ovvero quelle regole registiche secondo le quali nelle pellicole devono essere utilizzate solo determinate inquadrature, luci naturali e sono vietati effetti speciali e colonna sonora al fine mantenere la purezza della pellicola.

Piani sequenza lunghissimi e meravigliosi, carcasse un po’ meno meravigliose ovunque e ostacoli di ogni genere, rendono la realizzazione tecnica impressionante e magistrale.
E l’obiettivo appannato dal respiro, bagnato da gocce d’acqua o sangue, inquadrature controluce e quel movimento fluido della macchina da presa come fossero gli occhi dello spettatore mostrano TUTTO, esaudendo il desiderio di chi guarda di sentirsi quasi parte della storia.

Provate a pensare ad un gioco in prima persona, dove potete scegliere dove guardare su, giù, destra, sinistra, ecco…

Tanti grandi prove valgono di più di un unica eccelsa

Film e interpredazioni da Oscar, Golden Globe o altro?
Quanti ad oggi avranno letto che questa si preannuncia essere la volta buona per Leo, io onestamente non saprei, tra lui e Redmayne (visto in The Danish Girl) ho visto di meglio, credo abbiano fatto di meglio.

Un film, una storia, un’interpretazione non diventano grandi per il clamore che li precede.
E ne ho letti di commenti di persone che “ Se non lo vince quest’anno…” ,“Deve vincere per forza” “o “è ora” senza aver visto o senza ancora sapere chi concorrerà con lui, o come se quelli che avessero vinto gli scorsi anni non lo avessero meritato.
Che poi non è che Leo senza l’Oscar sia meno bravo eh.

Non lo apprezzeremo né di più né di meno, quante vittorie non meritate e quanti premi mai ricevuti sono passati nel corso degli anni, e quanti di quegli attori, registi, costumisti, sceneggiatori, tecnici, ecc ricordiamo anche senza la prestigiosa statuetta per meriti che effettivamente gli appartengono.

Probabilmente il fatto che la vittoria gli sia stata negata per tanto tempo, da a Leonardo ancora più notorietà, chi ad oggi affermerebbe che non sia un grande attore…

Se siete arrivati fino a qui e avete letto il mio (lungo) sfogo, avrete capito che il film nonostante tutto l’ho apprezzato particolarmente e quindi ecco la terza raccomandazione che vi avevo promesso: se non lo avete ancora visto, aspettate e ritagliatevi 2 ore di tempo per intraprendere questo viaggio estremo, potrebbe valerne la pena.

Ribadisco, AL CINEMA!!! dal 14 Gennaio.

 

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14 pensieri su “The Revenant, tra clamore e odissea collettiva

  1. Questo film, qualsiasi commento o recensione scrivano, va visto assolutamente al cinema…non guardatelo in streaming. Sinceramente non vedo l’ora! 😱😱😱

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  2. Un bellissimo post che non fa che accrescere il mio interesse verso il film! Da come lo hai descritto è proprio come me lo immagino! Del resto, il cast tecnico e gli interpreti sono delle garanzie… per Leo, meglio non aggiungere altro! Può essere, potrà davvero vincere stavolta… e magari non è la sua miglior prova, ma di sicuro pur sempre notevolissima! 🙂

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      1. Sì, intanto magari porta via un altro Golden Globe! Sai, lui ha più volte dimostrato il suo talento, e io credo che prima o poi vincerà l’Oscar magari con una prova leggermente inferiore a quelle per cui avrebbe meritato altre volte, o un film di minore importanza! E’ successo ad altri attori! “The Revenant” mi sembra un film importante e sono certo ci sia una delle migliori performance di Leo! 🙂

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  3. Brava, brava, brava Doppia W! Un gran bel pezzo, dettagliato, completo, con un’ottima analisi… come io non riuscirò mai a fare (mi manca il tempo per post così lunghi!).
    Aspetterò di vedere il film prima di commentare. Per adesso vorrei far notare che l’incipit di “The revenant” è praticamente uguale a quello di “Sopravvissuto” di Ridkey Scott. I generi sono diversi, ma le idee sono le stesse: coincidenza? Chissà…
    Non è certo una coincidenza, invece, questo ritorno al western (tra poco uscirà anche “The Hateful Eight” di Tarantino), con buona pace di chi lo dava per morto: il western è l’essenza stessa dell’America, il suo genere cinematografico per eccellenza, il simbolo di una nazione. Per questo non morirà mai, nonostante i vari “de profundis” che ciclicamente si sentono dire…
    W il western. E W il cinema!

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    1. Uuuu Grazie mille Kelvin! Che poi non dire stupidaggini, tu riesci a scrivere mooolto più di me, e lo sai che ti leggo sempre con tantissimo piacere 🙂
      Per quanto riguarda il western, visto che l’anno scorso è stato l’anno delle spy story, magari quest’anno si cambia registro e diventa l’anno western, poco male vero?
      E The Hateful Right l’ho visto, nonostante non sia per niente una fan di Tarantino, e l’ho apprezzato molto di più (per quanto riesca) dei suoi ultimi lavori…

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  4. Carissima DoppiaW, come avrai capito da altre mie affermazioni io amo Iñárritu e pertanto non solo vidi il suo The Revenant non appena riuscii a metterci le mani sopra, ma lessi immeditamente anche il tuo post.

    Tuttavia mi ero ripromesso di non commentarlo e questo perché un po’ la tua onestà intellettuale (oggi è la seconda volta che uso questa coppia sostantivo+aggettivo e non a caso l’ho fatto per l’altra blogger che stimo come te) mi ha fatto sentire in colpa… Io rivedrò appena possibile il film di Iñárritu in sala, su grande schermo e sarà come se lo vedessi per la prima volta, perché nel frattempo mi sarò lavato gli occhi per riempirli dei colori e delle luci che hai giustamente evidenziato.

    Ho fatto una certa fatica a razionalizzare la grandezza di questo film (furbo, si, è furbo, un pochettino, ma io glielo concedo, assolutamente), perché ogni visione di un’opera di Iñárritu crea in me un contorcimento di budella simile a quello che provo per i lavori di Aronofsky, una sorta di sturm un drang di cui non parlo volentieri, perché mi lascia stordito e senza molte difese e che soprattutto in quel momento mi lascia senza un velo di ironia… una serietà come effetto collaterale di una specie di Sindrome di Stendhal.
    Anche questo commento lo scrivo fingendo che nessun altro, oltre te, lo possa leggere, perché di fatto è molto personale… ma si sa che l’effetto dell’assenzio, bevuto nelle tue comode stanze, questo provoca!

    La tua recensione è bellissima e mi ha persino commossa, perché mi hai trasmesso tutte le emozioni che io stesso ho provato, mescolate al senso critico, sempre vigile, anche da sbronzo (ebbro di passione, ovvio… non vado al cinema dopo aver bevuto, così, per sport…).

    Tornerò di nuovo da te dopo la visione al cinema, ma per ora sappi che eri e resti tra le mie preferite e non è un top 10 ma una top 5 di eccellenza. Sei grande!

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    1. Rieccoci a chiacchericciare, sì lo avevo intuito il tuo amore per lui 😄 e fidati io sono sulla giusta strada, proprio ieri ho provato a vedere Amores Perros, uno dei pochi film che mi manca, ma purtroppo proprio quelle scene iniziali del combattimento tra cani non sono riuscita a reggerle ( ho questo limite fortissimo, posso vedere maciullate persone ma non povere bestioline), però Aronofsky lo avrai capito che lo adoro (è l’unico a cui sono riuscita a dedicare un pezzo per ora).
      Stai tranquillo Doppia W non è di certo uno dei blog più letti e le probabilità che a leggerti ci sia solo io sono moooolto alte 😀
      Quanta verità quando dicono che riuscire a commentare essendo il più critico possibile qualcosa che ci ha emozionato e avere la forza di mettere da parte la nostra pelle d’oca per avere la lucidità di trovare quelli che possono essere difetti è la cosa più difficile che si possa fare, ma noi ci proviamo no?
      Non posso che ringraziarti, come al solito per la fiducia e i commenti fin troppo positivi, e vedo che scalo le tue di classifiche, grande! Mi impegnerò per mantenere il posto allora! 😀
      Alla prossima kasa!

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