La responsabilità di un pensiero controcorrente | Lo chiamavano Jeeg Robot

La responsabilità di un pensiero controcorrente

Avevo pensato di scriverlo tutto così l’articolo, ma già ci sto mettendo molto (troppo) per mancanza di tempo… Quindi ricambio registro e torno alle origini, e sì come al solito vado controcorrente.

 LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT

lo-chiamavano-jeeg-robot-primo-poster-del-film

Purtroppo non mi ritrovo in tutto questo entusiasmo, la visione non mi ha lasciato con il luccichio negli occhi, vi spiego perché.

Partiamo dal fatto che questo film ne risente un po’ dell’inesperienza del regista con prodotti di questa portata, che attenzione, non è mica una parola brutta, ma che porta inevitabilmente forse a inaccuratezze in certi aspetti.
Ricordiamo anche che è in parte autoprodotto, e anche qui ci sono sicuramente pro e contro.

E non voglio essere troppo dura, ma tutte le scene dedicate ai social media, come le news, i telegiornali, telecronache ecc sono risultate a me, spettatrice pignola di natura, moooolto amatoriali, canali senza loghi, con audio e speaker non professionali, giornalisti accroccati che danno news che fatalità sembrano partire nel momento giusto, con quel tempismo fin troppo perfetto al fine della narrazione.

Passiamo poi alla censura, magari un occhio meno attento non lo nota, ma ciò non significa che questo tema debba essere trattato più leggermente.
Marchi che vengono tolti solo su alcuni prodotti, loghi che spariscono per poi riapparire.
Probabilmente c’è anche da fare un discorso diverso che riguarda l’utilizzo che si fa con un determinato prodotto in un determinato momento, infatti i detentori dei marchi pensano di venir diffamati se con il loro prodotti se ne fa un uno improprio e di conseguenza quel marchio deve venir oscurato. E va benissimo, ma giusto o sbagliato che sia, o lo togli sempre o mascheri un pochino il tutto, per esempio scene dove in una macchina viene rimosso visivamente il logo e nella scena successiva lo vedo riapparire non le trovo proprio adorabili.

LE 2 FACCE DI ROMA

lo-chiamavano-jeeg-robot-trailer-lo-chiamavanoE poi abbiamo Roma.
Anche Lo chiamavano Jeeg Robot è quel tipo di film che “celebra” la Roma brutta e cattiva, perché come sappiamo ormai la rappresentazione di questa città è divisa in due, da una parte abbiamo una città dai toni sparati luminosi e dove sono tutti benestanti, abitano in loft e vanno a scuole che Oxford gli spiccia casa, dall’altra invece abbiamo la Roma buia, zozza e criminale… Eehhh non esistono più le mezze stagioni.

Però non sapevo che da Trastevere girando l’angolo potessi trovarmi a Castel Sant’angelo, come non sapevo di fermate di autobus vicino Roma Est!
Senza contare che Roma sembra quasi sempre deserta, i mezzi passano e puoi spararti nei parcheggi senza che nessuno se ne accorga!

IL CAST

01Eccoci alle note positive!

Non penserete mica che voglia bocciare il film in tutta la sua interezza vero? Ci sono delle bellissime caratterizzazioni, c’è introspezione, ci sono 3 bei personaggi.

Un po’ un peccato per Claudio Santamaria che parla davvero troppo poco, e che ingrassato per la parte non fa altro che mangiare yogurt e correre (faticosamente) e correre, sì come quel ragazzo laggiù!

Poi qualcuno mi spiega come te caro Enzo che puoi diventare Jeeg, che hai la forza di scassinare un bancomat, alzare tram e piegare termosifoni, ti lanci dai palazzi e non ti fai neanche un graffio, poi non riesci a liberarti dallo scotch?

Ilenia PastorelliIlenia Pastorelli forse è la vera e propria sorpresa di questa visione, non la conoscevo, e sono rimasta piacevolmente stupefatta, sia per lei che per la storia del suo personaggio così poco convenzionale.
E poi non chiedetemi perché, ma quando era vestita da principessa, la mia mente l’ha associata direttamente all principessa Daisy di Super Mario.

Viste anche le tante nomination ai David di Donatello che quest’anno sono davvero colmi di bei prodotti, io inizio già a tifare per Luca Marinelli, mi dispiace per gli altri ma per me ormai è idolo.

Il vero supereroe di questo film.

Luca MarinelliUn cattivo davvero cattivo, degno di essere chiamato tale, quanto è camaleontico questo ragazzo, solo oggi me ne rendo conto, dopo averlo visto in “Non essere cattivo”, ed essermi ricordata de “La solitudine dei numeri primi” (non vedetelo mai il film, in caso leggete il libro). Per quanto mi riguarda ha offuscato totalmente tutti gli altri, con la sua presenza scenica, con la sua verve e il suo sguardo…
Le sue scene sono ormai cult, tanto di cappello!

IL FINALE

Il finale è sempre una parte delicata nella realizzazione di un film, può risollevarlo come gli può dare il colpo di grazia…

Beh per me in questo caso non ha risollevato un andamento un po’ instabile di una trama che a volte non ingrana, (tutta la prima parte è nettamente superiore alla seconda) dove sono presenti anche alcune forzature, come la partita allo stadio, o il tempo che non risulta scorrere in modo molto naturale.

Il film prova ad essere originale ma poi alla fine si avvale dei soliti cliché e la tensione cala, come anche il ritmo.

lochiamavanojeeg_

Per la nascita dell’eroe, che dovrebbe essere il momento più importante di tutto il film, quello che ti aspetti, succede, tutto.
Un peccato perché il film ha rischiato di diventare posticcio con poco, la prevedibilità uccide qualsiasi cosa.

Tutto sommato alla fine è migliore di tanti altri prodotti, ma mi ha lasciato quel senso di insoddisfazione che solo le cose che possono essere davvero ben fatte lasciano, sicurissima che la prossima volta andrà ancora meglio, e che quest’esordio possa essere il primo passo verso una bellissima carriera, perché la voglia di fare cinema come cristo comanda io l’ho sentita.

E non paragonatelo a Il ragazzo invisibile, proprio no, quello fa parte di un’altro filone, di un’altro cinema.

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30 pensieri su “La responsabilità di un pensiero controcorrente | Lo chiamavano Jeeg Robot

  1. Dico la mia 🙂 Sono d’accordo che l’entusiasmo suscitato dal film non sia francamente all’altezza della realtà. Certo, fa piacere vedere un film italiano che si discosta dalle solite cazzatelle. Ma se non fosse stato italiano probabilmente sarebbe un film carino e niente di più. Secondo me ci sono due cose che, secondo me, non funzionano.
    Il finale: lasciare la fine del villain al deus ex machina è un errore di scrittura macroscopico. Ed è un peccato.
    E la nascita dell’eroe: che chiunque si faccia un tuffo in quel determinato punto del tevere prenda i superpoteri è una cazzata.
    A livello di genere proprio non funziona.
    Poi ci son le cose belle eh, ma a me ha lasciato una sensazione di rabbia per quello che poteva essere e non è stato.

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    1. Non pensavo di trovare molte persone con il mio stesso pensiero, è bello ricredersi! Da una parte credo anche che il grandissimo entusiasmo sia in gran parte (ma non solo) del pubblico abituato a vedere cinema italiano di un certo livello, e ad oggi tutto ciò che somiglia anche a gomorra o suburra fa un determina effetto… Spero che chi invece ha delle basi solide e vedute piu ampie lo analizzi per quello che è parso a noi, un film apprezzabile ma non la manna scesa da cielo.

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      1. Che poi io dopo questo per curiosità sono andato a recuperare Il Ragazzo Invisibile. Una cosa orrenda. E non era facile farlo così brutto, soprattutto da uno che negli anni 90 tirò fuori Nirvana.
        Questo per dire che il tema supereroi forse non è così facile da trattare. O perlomeno non è così facile adattarlo ad un’estetica italiana.

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      2. Ho fatto esattamente la stessa cosa, e mi rendo conto che sono proprio realtà opposte quelle di questi 2 film, non lo butto interamente il ragazzo invisibile sia chiaro… A parte che non ho neanche capito se ci sarà un seguito.
        Il problema nostro è che vogliamo fare film “all’italiana”.

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  2. Attendevo la tua recensione! Io non l’ho ancora visto, spero di recuperare, ma mi è sembrato di vedere un’adulazione generale esagerata per questo film che pure è importante per il coraggio che hanno messo nel realizzarlo e perché comunque è una novità nel Cinema italiano.

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  3. Carissima DoubleW, come ben sai rispetto molto i tuoi giudizi, sei una delle poche [no bè, poche no, per fortuna su WP ho incontrato solo bella gente 🙂 ] che se una cosa non gli è piaciuta non segue la massa e non parla per sentito dire, ma dice chiaramente quello che pensa.
    Ed è proprio per questa considerazione che ho di te che rispettosamente [come fu per JESSICA JONES] ti dico che non sono per nulla d’accordo con la tua recensione [ma un po te lo aspettavi no? E comunque il gioco è bello anche per questo 🙂 ].

    Io credo che il lavoro fatto da Mainetti sia egregio e che si meriti tutte le ovazioni che sta avendo [che come hai sottolineato sono appunto tantissime e spropositate]. Hai ragione quando dici che la storia è classica e pieno di cliché, ma il punto per me è proprio questo, avere il classico superhero movie [che volendo essere onesti con noi stessi sono un po tutti simili tra loro] ma ambientato e contestualizzato a Roma, niente grattacieli newyorkesi, niente eroi che si battono per il “sogno americano” cresciuti a suon di torte di mele, nessuna agenzia supersegreta, nessuno che vuole attentare la vita al Presidente, ecc, ecc ma bensì un ladruncolo di Tor Bella Monaca che si ritrova con questi poteri e per nulla intenzionato ad usarli per fare del bene. Ci sarà una redenzione? Si. Ci sarà la bella di turno che farà innamorare l’eroe? Si. Ci sarà il villain, lo scontro finale, ecc ecc? Si. Ma il tutto avrà un aspetto e un gusto diversissimo da quanto visto fin’ora.
    Il problema del ragazzetto invisibile era proprio questo, che si avvaleva dei classici espedienti da cinefumetto senza aggiungere nulla di nuovo o interessante, senza dare un senso al film che non sia quello di scimmiottare gli americani e approfittare della moda dei supereroi. LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT invece ci offre qualcosa di VERAMENTE nuovo e fresco, un film con dei difetti ovviamente, su questo siamo d’accordo, ma comunque fatto talmente bene da poter competere con i superhero movies a stelle e strisce.
    E visti i livelli raggiunti da Marvel e co, non è per niente roba da poco!

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    1. Buongiorno PizzaDog, ovvio che dico la mia, altrimenti che senso ha? E poi mi piace stuzzicarvi ehehehehe
      Sisi vi aspettavo tutti quanti o voi che osannate il film, sono preparata!
      Vedo che anche tu hai notato quei difettucci che ho elencato, e rispetto totalmente il tuo giudizio, Mainetti è stato bravo, ma poteva esserlo ancora di più!
      La contestualizzazione con Roma ci sta tutta, ma le fasi che diciamo sono i punti fermi, come la nascita dell’eroe e lo scontro con il villain secondo me potevano essere scritte con un pochino più di originalità, o dobbiamo sempre far morire qualcuno di caro per farli diventare supereroi?

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      1. La prima parte è sicuramente migliore e più interessante della prima [come hai scritto pure tu] visti gli elementi inediti di un superhero movie come appunto il contesto romano, i pittoreschi personaggi [dalla ragazza senza qualche rotella al bellissimo “villain” un po diva di Marinelli] e tutto il dualismo [o metafora se preferisci] con il manga di Go Nagai.
        La seconda parte invece “casca” nelle inevitabili regole del classico film di supereroi ma non rovina nel complesso l’opera di Mainetti.
        Si poteva fare di più, è vero, ma nella sua imperfezione ci vedo una vittoria per il cinema italiano [non che voglia rigirare tutto sulla “politica” della cinematografia italiana, sul risveglio del cinema di genere ecc…però di un film così credo che se ne sentisse veramente il bisogno 😀 ]

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      2. Sì certo come tipo di film serviva ed è un buon punto messo sulla nostra storia cinematografica degli ultimi anni.
        Ma mi dispiace per il momento rimane un film che non ho sentito mio e difenderò il mio pensiero con tutte le armi che conosco! En Garde amici di salotto! 😀

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  4. Apprezzo il tuo punto di vista costruttivo però devo dire una cosa riguardo la nascita dell’eroe, che a me è piaciuta, e non so io l’ho trovata un po’ una provocazione come quelle che tendiamo a fare qua in zona navigli (Milano adesso è stata sistemata un po’ ma da me in provincia il fetore del fiume che passa dietro casa mia te lo raccomando) ovvero “se cadi nel naviglio probabilmente esci con tre occhi come i pesci di Springfield ne I Simpson”. Boh mi ha fatto pensare a quello, alla fine se ci pensi ci sta. A me piace il setting di Jeeg perché Roma diventa un personaggio a sua volta, e come nei fumetti gli da una caratterizzazione. Per quanto riguarda i social ecc e tutto quanto non ho percepito il discorso dei loghi omessi o la qualità un limite perché trovo che si sia fatto un discorso più generale, cioè con l’intenzione di utilizzare i media come fini a loro stessi. Non so se si capisca cosa intendo. Sto sperando lo riportino in sala da me perché sto morendo dalla voglia di rivederlo.

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    1. Nessuna provocazione, se cadi nel Tevere muori di malattie indicibili cara blackgrrrl! Altro che super poteri 😂.
      Per la storia dei social intendevo dire, che non so se hai notato ma la qualità di quelle news era molto bassa, si vedeva molto che erano finte, sembravano dvd con immagini regiastrare dove qualcuno (non giornalista) parlava e sopra messi in play, senza conduttore, canali, bandine delle notizie ecc…
      per i loghi invece non so se hai notato che non si vede che è un iphone il telefono che lo zingaro si fa comprare,il marchio non si vede perché lo userà per fare una brutta azione, ma poi si vede che usano un mac! O l’audi a cui hanno staccato i cerchietti, o il sapone…

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      1. Dell’audi non ci ho fatto caso, ma del resto sì però secondo me era funzionale lo stesso. Devo ammettere che in primis non mi sono accorta di tutto tutto ma non mi sono nemmeno fatta tanti problemi perché sinceramente mi stavo divertendo però sono simboli, si percepisce cosa siano, sono uno status symbol dello Zingaro, uno ci arriva anche se non esplicitati in tutto e per tutto. Sui social ok, era bassa la qualità ma succede anche negli show televisivi. Alla fine è un film indipendente, per me han gia fatto un miracolo con quello che hanno fatto 😀

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      2. Che hanno fatto tanto sono d’accordo, ma proprio perché lo considero pari agli altri gli “condanno” questi errorini (che poi per come sono pignola io non sono errorini XD), alcune sono semplici distrazioni.
        Non significa che se una cosa si percepisce, o se lo spettatore è distratto in quel momento, non debba essere fatta nel modo piu corretto, non mi sembra una giustificazione adatta ad alcuni aspetti…
        Non è neanche questione di soldi, perché non ti parlo di effetti speciali o aspetti costosi, ma a volte solo di alcuni accorgimenti 🙂
        Comunque mi sembra di aver visto che è ancora in sala…poi ora ci sono anche i cinema days!
        Daje che la discussione si accende!!!!

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  5. Tempo fa, sul mio blog, scrissi un post (“Maledetti vi amerò: le pecore e gli Opinion Leader”) in cui mi lamentavo, apertamente e con vigore, proprio del fenomeno, molto “internettaro” degli schieramenti mutevoli, dei giudizi massimalisti, espressi sulla foga del momento (in genere animati sia dall’adesione vigliacca all’opinione di un potente commentatore, a cui magari non si osa nemmeno contrapporsi, sia all’ignoranza critica che impedisce ai molti di costruirsi una propria opinione); tali schieramenti di opinione, proprio perché basati sull’assenza di vera considerazione speculativa, sono fragili e mutevoli e generano di conseguenza il capovolgimento di apprezzamento.
    Noi italiani siamo davvero specializzati in questo e per fare un paragone calcistico (sport che non pratico, non seguo e nemmeno apprezzo, da sempre) sembriamo una di quelle squadre parrocchiali, che si muovono senza una schema  tattico e sono grado soltanto di andare tutti contemporaneamente sulla palla o di contro di non andarci nessuno.

    Nel post citavo il caso di “True Detective”: tutti ad osannarlo perché faceva figo osannarlo, ma poi, come tutti lo hanno visto, allora bisognava parlarne male… Salvo poi non trovare quasi nessuno che ci abbia capito davvero qualcosa…

    Pertanto, soprattutto quando ne leggo sul web e sui social network, diffido sempre delle adesioni di massa ad un fenomeno, come allo stesso modo diffido del quasi ovvio ribaltamento di opinione, per la vecchia regola che per essere cool nel web bisogna apprezzare qualcosa quando nessuno la conosce e poi distaccarsene quando comincia ad avere un seguito.
    So cosa significa essere davvero controcorrente: ad aver parlato bene del film “Jupiter” dei Wachowski penso che nel mondo siamo stato in quattro o cinque…

    Per questo ho anche tremato un po’, proprio per la stima e l’affetto che ho per te, quando ho letto l’incipit del tuo post, perché purtroppo il film di Mainetti, malgrado tu pensi abbia tutto questo seguito, resta un prodotto di nicchia, ancora molto snobbato dall’establishment culturale, che invece ha per me giustamente generato entusiasmo doppio: primo, per i meriti straordinari che ha come film sicuramente di rottura con la tradizione culturale autoincensante tutta nostrana che ha sempre travisato la cultura nipponica (qui invece interpretata in modo sincero e genuino e non con quella spocchia da finto intenditore che hanno la media dei giornalisti italiani, i quali, quando gli chiedi se amano i fumetti, sanno risponderti in genere con “Tex Willer” ed i più trasgressivi –ah, ah, ah – con “Dylan Dog”); secondo, per aver fatto ricredere persino spettatori poco amanti del cinema italiano contemporaneo come me e che guardando il film di Mainetti hanno capito che c’è ancora speranza per il nostro paese.

    Penso, a questo proposito, alla nostra amica e collega Blackgrrrl, quando dice “[…]mi hanno fatto un sacco ridere quei disfattisti che prima ancora che iniziasse la promozione erano già pronti a parlarne male a scatola chiusa e invece ora urlano “CULT ASSOLUTO”. Siete bellissimi […]”, sembrava parlasse di me!

    Si, cara DoppiaW, perché io ero proprio tra quelli ed a suo tempo era già pronto a sparare a zero sul film (dato anche il mio amore per i manga e gli anime e quindi per il terrore di chi prevenuto teme sempre il tradimento) ed invece mi sono dovuto ricredere!!

    Mi capitò la stessa cosa quando vidi “Youth” di Sorrentino, regista che tu sai essere da me odiato/amato, (per la sua grandissima maestria  e tecnica sopraffina, unita ad un gusto per la composizione del quadro scenico che trova eguali solo nel primo Fellini, ma che ammorba poi con quello che io chiamo il suo terribile autocompiacimento), che vidi quasi obbligato e pronto a definirlo una ciofeca immonda, per poi ricredermi e trovarmi persino a difenderlo contro i detrattori.

    Quindi? Concordo al 1000% con la tua recensione quando noti i difetti di cui parli e mi associo quando dici che Mainetti poteva fare di più, ma mi dissocio quando queste negatività ti fanno tirare una somma tale da farti uscire dal coro degli entusiasti e vado ora a spiegarmi bene…

    Nessuno davvero amante del buon cinema può gridare mai al capolavoro, con urli da fanboy o bimbominkia, per qualsiasi film in generale, perché i film sono opere d’arte e d’ingegno troppo complesse per avere sempre tutto perfetto e si troveranno sempre in essi dei punti deboli, ma è l’onesta dei presupposti artistici e la coerenza sintattica delle loro espressioni che ci fa amare alcuni di loro e dire che un prodotto, pur con i suoi difetti, è riuscito: finita l’epoca dei grandi classici, viviamo in un lunghissimo presente assolutamente perfettibile, in cui quasi tutto è già visto e già detto, ma ogni tanto escono delle opere che ci fanno sussultare per la loro vitalità e per la loro creatività, magari ostica e ruvida e piena di piccole asperità (come il film di Mainetti) oppure semplicemente nascosta nella mediocrità (penso ad esempio alla sublime sequenza iniziale di un film altrimenti davvero modesto come “Spectre”, il quale, aldilà dell’imponente e grandioso guizzo di partenza, ha mostrato tutti i limiti sia del regista come degli autori dello script).

    Ecco, io penso che “Lo chiamavano Jeeg Robot” sia per il cinema italiano uno di quei momenti di svolta importante, una pellicola con varie mancanze, varie ingenuità e persino frammenti decisamente stonati, ma che mai, nemmeno per un secondo, prende per il sedere lo spettatore, divertendosi altresì con lui, prendendolo per mano e portandolo dentro un grande affresco fumettistico (della cui metodica sposa proprio lo stile poltically uncorrect delle produzioni americane odierne, con città che sono set decisamente post-neorealisti, in cui vie, ponti, scale e piazze hanno quella valenza scenografica decontestualizzata geograficamente che rende così iperreali e pop gli action statunitensi, ma anche di Besson e Miike) e sono abbastanza convinto che gli altri concorrenti ai premi Donatello non potrebbero vantare credenziali simili… tutti film molto di maniera, tecnicamente impeccabili e privi di quei difetti che un occhio libero ed attento come il tuo riscontra nel primo lungometraggio del nostro Gabriele, ma anche all’apparenza quasi studiati per vincere un premio, molto sofferti, ma anche un po’ di comodo.

    Riassumendo, io ho amato “Lo chiamavano Jeeg Robot” anche per le sue disarmonie e dissonanze e lo sosterrò per questo, senza mai cadere nella follia cieca e fideistica del fan che osanna senza nemmeno concedersi il tempo d accorgersi di ciò che sta adorando e soprattutto rinunciando a leggere voci critiche ed intelligenti come la tua, su cui invece si può sempre fare affidamento, proprio perché sei solare, smaliziata e costruttiva anche quando stronchi o, come in questo caso, semplicemente tiri le orecchie in modo affettuoso.

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    1. “per la vecchia regola che per essere cool nel web bisogna apprezzare qualcosa quando nessuno la conosce e poi distaccarsene quando comincia ad avere un seguito.”…hai detto tutto!
      Avevo letto al tempo la recensione di Blackgrrrl e devo dire che a me è successo l’esatto opposto, ero esaltatissima all’uscita di questo film, ci credevo tanto, pensavo potesse avere tutto quello che cercavo e di cui il nostro cinema aveva bisogno, per questo forse mi ci sono accanita un po’.
      Leggendo il post avrai capito che riconosco tanto a Mainetti, ma mi infastidisce la corrente di pensiero che si crea, quella del sentito dire, e quella di cui tu parlavi: la massa di spettatori che per moda deve avere la stessa opinione e poi quando cercando di argomentare non ne sono capaci.
      C’è da dire che poi considero tantissimo il fattore soggettivo, alla fine non mi ha preso e su questo posso farci poco, ho appunto cercato di scindere, per quanto possibile la soggettività con l’oggettività e dare delle motivazioni al mio commento non proprio positivo.
      Che poi è strano, ho descritto difetti di una cosa bella, è come quando prendi un bel voto ma con tanti meno vicino.
      E Jupiter Ascending… Parliamone 😀

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      1. Ciao Double, volevo scusarmi con te per non aver risposto al tuo commento, ma quando l’ho letto ero in macchina così come lo sono tutt’ora e la dettatura vocale di messaggi allo smartphone crea mostri più grandi del sonno della ragione!
        Sai, tuttavia, quanto mi piace chiacchierare nel tuo salotto e quindi ci risentiremo senz’altro.

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    2. mi intrometto dicendo che quella frase era rivolta più che altro a commenti di ogni tipo che mi sono capitati di leggere su Facebook e altrove durante le fasi embrionali della promozione. Diciamo che mi sto facendo grassissime risate adesso.

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      1. Quanto mi piace che oltre ai nostri post noi ci leggiamo anche i nostri commenti!
        Quando corrispondo con te e con Double, mi sembra davvero di essere nello stesso salotto a chiacchierare!
        Allo stesso modo di quando si va al cinema con gli amici e si rimane fino a tardi a parlare del film, mescolando sempre scherzo e serietà.

        Quando nel mio commento ho citato la tua affermazione, mi era perfettamente chiaro a chi ti riferissi e soprattutto a quale fenomeno sociale di comportamento di gruppo che tante persone tengono senza davvero pensare a quello che dicono o quello che fanno.
        Mi piaceva comunque rendere ancora più forte e credibile la tua affermazione anche con la mia piccola esperienza personale, perché i preconcetti, si sa, sono dietro l’angolo pronti ad aggredirci, come quei venditori di luce e gas abituati a propinarci le loro verità di comodo.

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      2. Si è vero alla fine il web annulla le distanze ed è un po’ come finire in un cineforum 😛
        Avevo intuito, non ti preoccupare, però ci tenevo a specificare. I social network creano dei mostri davvero 😀

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    1. Buongiorno kelvin! Nulla di grave tranquillo! 🙂 Sono solo in stan by causa corsi e laviretti che mi succhiano via tutto il tempo, appena riesco ad assestarmi torno a pieno regime!
      Intanto grazie mille per il premio, vado subito a leggere! E buona domenica!

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