Come il fascino diventa vintage in Operazione U.N.C.L.E.

Ci sono giorni in cui hai bisogno di quel film leggero che ti faccia dimenticare di tutto il resto e magari sappia anche farti sorridere.

Se vi capita quel giorno e siete in cerca del film giusto Operazione U.N.C.L.E. potrebbe fare per voi, perché lasciate che vi dica una cosa, con me ha funzionato.

LA PREMESSA

Dobbiamo parlare, c’è una premessa da fare, perché chi conosce Guy Ritchie, già regista di Sherlock Holmes, The Snatch e RocknRolla (solo per citarne alcuni) sa più o meno che film aspettarsi, non può aspettarsi di certo il film preciso e corretto, o quello pieno di insegnamenti, trama super studiata e lineare, no, si aspetta storie semplici e piene, storie con un caos controllato.

E questo è, con una trama che prende spunto dalle vecchie spy story rimanendo però originale, che fa del fascino vintage il suo punto di forza, Operazione U.N.C.L.E. non prendendosi mai eccessivamente sul serio senza però diventare una parodia, sa intrattenere a dovere.

LA TRAMA

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KGB, CIA, anni ’60, siamo in piena guerra fredda, il mondo dello spionaggio deve mette da parte il divario tra le 2 fazioni (russa e americana) e coalizzarsi per sventare un attentato terroristico.

Ma a dover collaborare (forzatamente) 2 spie tutte d’un pezzo ed estremamente diverse tra loro oltre che costante competizione.
Questo e l’aggiunta di una ragazza con cui lavorare (senza però formare il classico triangolo amoroso) crea l’universo un po’ estremizzato di Guy Ritchie per Operazione U.N.C.L.E., dove i siparietti unici e comici e location da favola riempiranno per buona parte il film senza mai annoiare.

Iniziamo a Berlino col suo celebre muro e con un inseguimento che parte a bomba e dove subito si sente aria di faville, ma e questa è solo l’introduzione…

LE ORIGINI

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Ispirato al celebre telefilm anni ’60 “The Man From U.N.C.L.E”, non possiamo definirlo né un remake né un reboot, ma bensì un prequel.

E se c’è un genere che sembra andare per la maggiore al momento è sicuramente quello sullo spionaggio, ne sanno qualcosa Kingsman, Mission Impossible o l’evergreen 007.

Ma cosa succede quando metti nel film

  • Azione MFU-08372
  • Ironia
  • Personaggi frizzanti
  • Location da cartolina
  • Montaggio serrato
  • Tanti riferimenti al bel paese
  • Scelte estetiche originali?

Succede che ti ritrovi con un film ben studiato e di puro intrattenimento, dai toni più comici della solita spy story, sviluppandosi maggiormente come una “buddy story” ma con un pizzico piccolo piccolo di romanticismo e ovviamente tanto humor per condire.

IL RITMO

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Il ritmo è serrato e non cala mai, cosa che non si trova facilmente, soprattutto non si trovano facilmente pellicole che riescano ad essere abbastanza ironiche e ad intrattenere senza essere troppo impegnative o risultare frivole.

Anche il montaggio è molto rapido con la sua azione costante, mescola intelligentemente i flashback al presente, mischiando volutamente la trama e omettendo sequenze rivelatrici per spiattellarle al momento adatto su un piatto d’argento.

Un susseguirsi di situazioni assurde e una buona dose di humor in un cinema che vuole ricordare il cinema d’altri tempi, e un po’ ci riesce con quei costumi e ambientazioni di una Roma super glamour.

E poi ci sono loro, i protagonisti, seconde scelte?
Forse!

Pensare che i ruoli principali sono stati proposti a George Clooney e Tom Cruise, ma alla fine andati al Henry Cavill e Armie Hammer che vicino a Cavill non è poi così piccolino col suo 1,96!
Quindi abbiamo una sorta di anticipo di Batman VS Superman in un universo alternativo (Hammer doveva interpretare Batman in un film che non si farà e Cavill è il Superman reggente).

IL CAST

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Abbiamo un russo (che è americano) un americano (che è inglese) e una inglese (che però è svedese), ma non è un inizio di una barzelletta, bensì il trio improbabile ma perfetto del nostro film, ovvero Armie Hammer, Henry Cavil e Alicia Vikander.

Nel film troviamo anche Elizabeth Debiki (vista di recente nel Grande Gatsby) l’inutile presenza dell’inutile Hugh Grant e la passabile interpretazione del nostro italiano Luca Calvani.

Piccolo appunto su Cavill, lo seguo da quando lo vidi ne Il Conte di Montecristo passando per vari film e telefilm tra cui The Tudors, ma da quando interpreta Clark Kent, non so, lo vedo un po’ spento oltre che esageratamente pompato, cosa che successe anche a Brandon Routh, che sia proprio il Ruolo?

6718440,S_C5q10ZeaL+Oor_zsiaEOy0M6f36c2UNVx4jr7m7UUWhB0pI3CD7pgH6ai5nUCxkpM063vt5EWeuVq_mnjBng==In tanti dicono che sia lui ad avere un fascino di altri tempi…Ma lo hanno visto Hammer? Quello è fascino d’altri tempi, e secondo me nel film riesce anche ad oscurarlo, per non parlare poi della Vikander.

Bellissima e resa ancora più bella dal trucco e dagli abiti perfetti, quasi una femme fatale, mi sono resa conto soltanto dopo dove l’avevo vista, ovvero in Ex Machina, dove anche li la sua bellezza è palese.

Diciamocelo gli anni ’60 non sono mai stati così chic ed eleganti e gli attori così prestanti nei ruoli d’annata, c’è una bella chimica tra i 3, merito anche di Ritchie che li caratterizza così bene con i loro pregi e difetti.

Henry Cavill / Napoleon Solo: Sempre elegantissimo, calmo e pragmatico, formale e dal passato oscuro.

Armie Hammer /I llya Kuryakin: Mastodontico, inarrestabile e timida spia dalla forza sovrumana, con qualche problemino di gestione della rabbia.

Gaby Teller/ Alicia Vikander: Sicura e intelligente, non è di certo una delle classiche pulzelle in pericolo anzi a volte sembra un po’ la baby sitter dei 2. Figlia di Udo Teller unico in grado di assemblare la micidiale bomba.

FELICITÀ È UN BICCHIERE DI VINO CON UN PANINO LA FELICITÀ

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E poi troviamo tanta Italia, da Roma alla Costiera Amalfitana, dalla macchine da corsa alle ville, il mare, la colonna sonora e il buon cibo, oltre che ai costumi e agli attori di casa nostra come Luca Calvani e Simona Caparrini.

M4LnM97E a dare quel brio in più una fotografia dove si vedono tanti colori, ma di questo ne avevamo avuto un assaggio dalle locandine.

Un film che ha stile, quello di Guy Ritchie e che a me personalmente piace parecchio.

L’arco narrativo non è chiuso, anzi questa Operazione U.N.C.L.E. è sembrato quasi un prologo di quello che potrebbe essere, io ci spero…

Credo non ci sia altro da aggiungere, Operazione U.N.C.L.E. è un film per una serata tranquilla e da presa a bene, dove chiunque può rifarsi gli occhi e sorridere un po’, basta coi film pesantoni consigliati da Doppia W! 😀

E ora King Arthur ti aspetto a braccia aperte!

Ah dimenticavo! Ecco il trailer!

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14 pensieri su “Come il fascino diventa vintage in Operazione U.N.C.L.E.

  1. Uno dei film più interessanti del 2015 e di sicuro tra i miei preferiti! L’ho aspettato per un anno e sono rimasto assolutamente convinto! Guy Ritchie sorprende perché cerca un nuovo stile, più ricercato del suo solito, ma è riconoscibile e a me piace, come sempre; fotografia, scenografia, costumi e montaggio notevolissimi. Cast splendido, e su tutti però c’è lei, Alicia Vikander: sarà una delle attrici più importanti del futuro!

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  2. Condivido tutto! Lo vidi per caso al cinema, non conoscendolo prima, e ne rimasi veramente sorpreso. Veramente ben realizzato in ogni suo aspetto. Onestamente spero che ne facciano un seguito, con la speranza che se così sia, riescano a mantenere lo stile ed il ritmo di questo.

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      1. Infatti. Se devono farlo, che sia con lo stesso cast tecnico/artistico. Così forse vedremo un altro bel lavoro. Comunque sono anche curioso di un terzo Sherlock. I primi due sono stati molto ben fatti.

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  3. Il film me lo vidi al cinema appena uscito, perché era uno dei pochi che attendevo già dal suo annuncio e come sempre mi accade (tranne per il remake del film della Wertmüller, che sto cercando di dimenticare con costose terapie… ma là c’era una complicanza coniugale con il moloch Madonna…) quando vedo un film di Guy Ritchie (regista che ho a suo tempo inserito nel mio pantheon personale, addirittura tra la Top 20 directors) non sono rimasto deluso.
    Tuttavia…

    Eh, si, c’è un tuttavia, perché il mio cineasta del Hertfordshire, così vitale e creativo e sanguigno (come dimenticare il suo esordio con i due lungometraggi sparaflashanti “ Lock, Stock and Two Smoking Barrels” e “Snatch, con una voglia di cinema che non si vedeva dai tempi di “The Evil Dead” e “Darkman” di Sam Raimi!!) mi è sembrato un po’ fuori sincrono: durante tutto il film, frenando il mio impetuoso gradimento per lo splendido lavoro fatto dal punto di vista tecnico, ho avuto la costante sensazione che ciò che stavo guardando non aveva un’identità così forte da superare le critiche di un pubblico, magari meno attento alla messa in scena, da semplicemente annoiarsi di fronte all’assenza di adrenalina nelle scene di azione: un remake, reboot, prequel di un telefilm anni ’60 che diventa grande omaggio al decennio nel suo complesso, ai film, alle dive, all’eleganza un po’ ingessata che esaltava femminilità e mascolinità come due gender che si fingeva fossero blindati senza zone d’ombra.
    Ripeto: c’è tutta la bellezza della mise-en-scène in questo film ed la conferma delle grandi capacità registiche di Ritchie, ma il film non è artisticamente al livello né degli esordi e nemmeno di “RocknRolla”, ma nemmeno (purtroppo) ha la verve e la capacità di attrarre che aveva lo “Sherlock Holmes” del 2009.

    Quindi?
    Quindi la recensione perfetta l’hai fatto tu, perché il film è da vedere, primo, perché è di Ritchie (quindi fatto da un funambolo esperto di otturatori e cineprese), due, perché gli anni ’60 vengono fuori in modo splendido (anche se nessuno lo avevo richiesto…), tre, perché come hai detto tu è piacevole e rilassante.

    Su Supes, beh le tue osservazioni probabilmente sono giuste: è il personaggio che è così, è il suo ruolo, perché è sempre stato messianico in tutta la sua iconografia, perché ha sempre avuto la notorietà (il primo supereroe della storia del fumetto), ma non ha mai avuto la popolarità.
    Va bene così, va bene Cavill ed io lo vedo bene nell’imminente pellicola di Snyder, come lo vedo bene nelle sceneggiature pop al limite dell’oltraggioso di Goyer.

    E’ evidente che adoro disquisire con una blogger come te, con cui posso permettermi di swingare tra concetti e visioni che tu puoi cogliere senza incupirti in attesa che io finisca…

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    1. Fortunatamente è cosi, immagino di parlare in questo modo ai miei amici e immagino il loro sguardo perso e spento…Ma tornando a noi, sull’inferiorità rispetto a film come Snatch e Sherlock neanche a parlarne! Per questo ho voluto fare la premessa, premessa che prometteva che la visione non sarebbe stata delle più profonde ma che regalava quel magico dipinto degli anni 60.
      La cosa che invece ho omesso (perché forse la dico un po troppo spesso) è che dispiace che ancora una volta si sia andato a cercare qualcosa a cui “ispirarsi” a discapito di un originalità che ormai sta andando perduta.
      Spero tanto che il caro Zack possa rielevarmi un po’ la figura di Cavill…
      Come al solito ti ringrazio di cuore per i tuoi commenti, forniscono sempre grandi spunti di riflessione e confronto!

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      1. Non mi permetterei mai… il piacere della scoperta, anche musicale scelto da te… e poi sono certo che la miglior musica sarà ascoltare quello che tu e gli altri ospiti sapranno dire: il suono di una bella voce è la migliore melodia, tanto quanto una chiacchiera petulante è peggiore di un martello pneumatico…

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  4. Sono sincero: personalmente mi sono annoiato tantissimo, l’ho trovato moscio e neanche tanto “alla Guy Ritchie” che solitamente è un regista con uno stile che a me piace. Belli i vestiti. Poi sta prezzemolina di Alicia mi ha francamente rotto le scatole (sicuramente chi ha commentato prima di me non si sentirà più tanto in un “salotto francese”. ho rovinato il mood? :-))

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    1. Ma che rovinato! Anzi ravvivato! Non possiamo mica avere tutti le stesse impressioni dai film, ci sono tante di quelle variabili che ne compongono il giudizio! E la Vikander non so, a me non ha fatto questo effetto, ma io l’ho vista solo in 2 film quindi. .. anche perché l’ho vista solo in 2 film…
      Ehi chi ha finito gli stuzzichini???

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    2. Ah, ah, Steutd, ci mancherebbe … sai bene che in certi salotti francesi gli artisti si tiravano dietro le portate quando discutevano con rabbia e furore tesi contrapposte… direi che qui, in confronto, siamo decisamente tra gentlemen!!
      Comunque sarebbe un piacere tyrovarsi tutti “Chez DoppiaW’s” non credi?
      Poi, con un avatar come il tuo Muttley sei praticamente vincente a mani basse… medal, medal, medal…

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