Suburra: con Roma non c’è da scherzà

Suburra il nuovo film di Stefano Sollima è uno dei film più chiaccherati del momento, ne hanno parlato in tanti e alla fine, finalmente riesco a parlarne anche io; ma andiamo per gradi, prima di dirvi cosa ne penso, presentiamolo come si deve.

Tratto dall’omonimo romanzo di Carlo Bonini e Giancarlo De Cataldo, scritto da Stefano Rulli e Sandro Petraglia racconta di una Roma ancora criminale.

Pierfrancesco Favino, Claudio Amendola, Elio Germano, Alessandro Borghi, Greta Scarano sono solo alcuni degli interpreti del film e formano un ottimo cast; tanti personaggi che però possono diventare il limite del film stesso se non si è letto il libro o non si familiarizza subito con il “chi è chi”.

DSC_7838Si muovono si scontrano e incontrano, loro i padroni di Roma, la nostra Roma, quella che di padroni non dovrebbe averne mai, ma che ne ha sempre avuti, pure “gli zingari demmerda cravattari” sì.

La storia di Sollima sembra e forse lo è davvero, un deja-vù, i rimandi alle precedenti bande, è palese, un po’ come se fosse nella tradizione di Roma non essere libera, la sua crudele eredità che viene tramandata nel tempo.

La struttura del film è secca e schematica, una settimana da raccontare, giorno per giorno, un conto alla rovescia dal 5 al 12 Novembre 2011 il giorno “dell’apocalisse”.
Apocalisse simboleggiata da 2 fatti insoliti, le dimissioni del premier e l’ancora più inaspettate dimissioni del Papa (avvenute però nel 2013).
Un po’ insolito per il grande schermo questo tipo di narrazione, gli eventi avrebbero  avuto un maggior approfondimento con un taglio seriale, (come infatti succederà in futuro con NETFLIX).

Tutto il film gira intorno ad un grande progetto, far diventare Ostia (litorale d Roma), una piccola Las Vegas tutta luci, locali e fregnette come direbbe Numero 8 (Alessandro Borghi) il boss locale, diventando così il paradiso del giro di soldi sporchi.

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Tutti vogliono entrare nel progetto, tutti quelli importanti, inizia così la guerra fredda che tanto fredda non è con tutti i morti che ci scappano, e poi c’è un altro piccolo dettaglio da mettere a punto, serve che la legge sulle concessioni edilizie sia estesa al litorale, ed ecco che entra in gioco la nostra ultima pedina, il politico.

Pausa, il film è iniziato da poco, ma abbiamo già capito una grande verità: con Roma non c’è da scherzà.

A farcelo capire ci pensa anche Claudio Amendola nel ruolo del “Samurai”, giusto, in parte e credibile sul suo T-max e la sua mantella antipioggia da classico 50enne romano, con una delle battute più forti del film.

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É stata Roma.

Come se la criminalità di Roma fosse Roma stessa e vivesse di vita propria.

Un film volutamente esagerato, nella violenza, nell’esplicità delle scene di sesso, nei troppo frequenti acquazzoni, ma soprattutto nella banale rappresentazione dell’onorevole Malgradi interpretato da un grande Pierfrancesco Favino, troppo facile renderlo il classico tipo da notte di sesso e droga dove ci scappa il morto, o del politico senza morale e senza scrupoli.

Ed ecco presentata l’ennesima sfumatura di Roma, di quella città spesso raccontata come “criminale”, ma sempre in contesti più ampi e d’insieme; stavolta no, Suburra è un racconto circorscritto di una città buia e squallida, deserta eppure trafficata, dove la polizia neanche viene citata, Sollima vuole mostrare solo quello che dice lui e come lo dice lui, tutto il resto rimane sullo sfondo o è addirittura assente.

Come superflue sono tutte le bellezze di questa città maestosa, tagliate di netto o sommerse da fango e pioggia battente.

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Impossibile non ricordarsi della città vista ne La grande bellezza, impossibile non fare il confronto con tanto splendore che si è scelto di omettere qui, Suburra ne è quasi la nemesi di quella Roma, più vivibile e meno spaventosa.

Riusciamo a vedere solo qualche sprazzo del mare di Ostia, che diversamente dal resto ci viene mostrato di giorno in contrapposizione alla Roma buia e piovosa.

Una pellicola che rimane bella da guardare con delle prove registiche e attoriali che non possiamo far finta di non aver visto e con delle scene memorabili.

Favino su tutti, il suo trasporto per il ruolo e la sua sicurezza nell’interpretarlo è quello che colpisce, come anche Alessandro Borghi in “Numero 8”, col suo sguardo glaciale, forse la delusione più grande ce la da Elio Germano poco convincente nella parte.

Anche la parte femminile è degna di nota con la “Tossica” Greta Scarano e la bellissima Giulia Elettra Gorietti.

Quello che ho visto io?

Ho visto il gioco delle opportunità, Ostia come una moderna Parco della Vittoria da conquistare e su cui lucrare fino alla fine dei tempi.
Opportunità che si prendono con la forza, e rispetto che si compra a suon di mazzette e pistolettate… E noi poveri comuni mortali siamo solo trascurabili e sacrificabili.

Suburra-8Nessuno si chiede come è finita la storia? La nuova Las Vegas è stata poi costruita? No. Ostia è più triste di prima in questo momento.

Forse mi sarebbe piaciuto vedere più presente la chiesa, inizialmente presentata come possibile pedina del nostro gioco e poi messa in un angolo, ma capisco che probabilmente non ce ne sarebbe stato il tempo, servirebbe un Suburra parte 2 solo per il clero.

Devo dedicare un paragrafetto alla colonna sonora, insistente e penetrante, soprattutto una melodia, una sola che vale la pena raccontare, forte e a volume quasi assordante a voler ricoprire il marcio più di quanto faccia già la pioggia, crea un atmosfera che a tratti tra pioggia, oscurità e luci un po’ Blade Runner lo ricorda, ma che mi fa pensare anche un po’ Zimmer in Interstellar per il suo stridio…
Uno di quegli elementi che inizialmente non capisci se odi o ami, ma alla fine ti è chiaro che non puoi che adorare.

Note negative

  • Credo che il film pecchi di troppa stereotipizzazione dei personaggi, rimane un po’ vittima di alcuni luoghi comuni… La città, il cattivo, quello ancora più cattivo, il buio, la pioggia, la villa, la resa dei conti, in poche parole il male che combatte il male, perché del bene non c’è neanche l’ombra.

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  • Di domande ne lascia eccome questa storia, o come le chiamo io di solito “sviste”, ma magari è colpa mia che perdo i pezzi; però qualcuno può spiegarmi che fine fa il bambino, o come mai a casa di Manfredi dove vivono 4385484 persone, quella sera non ci sia nessuno?
  • Il finale un po’ troppo inverosimile, una resa dei conti quasi da romanzetto dove tutto il realismo cercato va un po’ a farsi benedire.
  • Purtroppo in alcune scene la musica è talmente alta che le battute non si capiscono.

In Italia ci piace tanto fare film di denuncia e questo ne è una buona prova, record di incassi e ancora medaglia di bronzo al botteghino, sicuramente facilitato anche dalle recenti vicende legate ai Casamonica e mafia capitale; un bel regalo al cinema italiano, che una volta tanto per fortuna non ci presenta le solite commediole mediocri, saremo sulla buona strada?

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16 pensieri su “Suburra: con Roma non c’è da scherzà

  1. Bella recensione! Sì, certamente molto interessante come premessa, anche se è un tipo di cinema italiano che sta progredendo negli ultimi anni e però non mi riesce a convincere, troppo attento all’estetica ma molto meno alla sceneggiatura e basato molto sugli interpreti. Non so se sia il percorso giusto da fare. In ogni caso, se avrò l’occasione certamente andrò a recuperare “Suburra”. 🙂

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  2. Grazie Giuseppe! Come avrai letto anche io ho trovato delle cose un pò dubbie, ma visto quello che ci circonda una volta che riusciamo a trovare qualcosa di buono, mi sento di premiarlo.
    Poi quando riuscirai a vederlo potremo parlarne più approfonditamente 🙂

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  3. Bella, bella, bella recensione! Che mi trova d’accordo al 100% : sia riguardo gli aspetti positivi che le perplessità. Suburra e’ un buon film di genere, coraggioso, militante, volutamente apocalittico (come giustamente hai scritto), che ha il merito di aver rispolverato un modo di fare cinema da troppo tempo dimenticato in Italia. Però, indubbiamente, è anche un film “bulimico”, che mette troppa carne al fuoco ed eccede (in negativo) nell’analisi socio-politica che risulta davvero di grana grossa.
    Insomma, un buon prodotto, accuratissimo e coinvolgente, ma da qui a definirlo la “nuova frontiera del cinema italiano” (come ho letto in qualche recensione) ce ne passa…

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  4. Ultimamente ho sviluppato una snobistica idiosincrasia per il cosiddetto “nuovo cinema italiano”, perché ad ogni film mi sembra che questa etichetta assomigli a quelle scritte di continui selling off per “going ot of business” che certi store americani hanno affisse 365 giorni all’anno solo per attirare clienti con prezzi fintamente scontati (passando dal sacro al profano, come quella del negozio di elettrodomestici dove lavorava il conterraneo di Zohan nell’omonimo film).
    Però questo film lo hai recensito tu (uno dei miei opinion leader) e ne verrà fatta una fiction da Netflix (che attualmente nel mio cuore ha sostituito il primato che davo ad HBO), quindi…

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    1. Be kasa come puoi leggere non ho gridato al capolavoro assoluto, ma solo al film che mi è piaciuto per determinati motivi (tra cui forse il fatto che si tocchino argomenti di casa mia), ma il discorso che fai tu lo capisco e non sei neanche il primo che lo fa, però c’è da dire che se hanno fatto una buona campagna pubblicitaria e attirato tutta quella gente nelle sale io gli voglio fare un applauso, ci hanno creduto per bene.
      A me sta succedendo un po’ l’opposto di quello che dici tu, anni fa tendevo ad evitarlo a prescindere il cinema italiano, ora qualche opportunità gliela do anche se il genere che propone, salvo vari episodi isolati, è sempre lo stesso…

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  5. Infatti è per questo che anch’io lo guarderò, proprio per il tuo commento pacato ed obiettivo e per le tue giuste osservazioni che, come sai, tengo sempre in considerazione.

    P.S. Finito Narcos… fantastica…

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