The other one who knocks? Kevin Spacey in House of Cards!

Bentornati amici telefili, oggi sulle nostre pagine ci occuperemo di lei, House of Cards.

In onda in Italia su Sky Atlantic è un’altra delle grandi serie Netflix con protagonisti Kevin Spacey e Robin Wright.

Parliamo quindi del rifacimento americano tratto anche lui dal romanzo di Michael Dobbs, perché se non lo sapete già, l’originale è una miniserie inglese andata in onda nel 1990 sulla BBC.

Abbandoniamo la corona, cambiamo qualche nome e avvisiamo i nostri lettori che essendo già andate in onda 3 stagioni, l’articolo potrebbe contenere piccoli spoiler, quindi tenetelo bene a mente prima di iniziare!

Ormai avreste dovuto capirlo, a Doppia W piacciono le cose anticonvenzionali, quelle che sperimentano in modo intelligente.

Proprio per questo oggi consiglio House of Cards in quanto è uno show che si vende benissimo, mettendo sul piedistallo proprio noi, gli spettatori, rendendoci complici e partecipi degli intrighi.

Interagire direttamente col pubblico? Questa è una carta vincente!
Far sentire lo spettatore parte dello show e in primissima fila nello scoprire le cospirazioni e comprendere le dinamiche del clima elettorale, è stata una mossa geniale.

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Kevin Spacey (e solo lui), interagisce con lo spettatore e non poteva esserci niente di più giusto e magnetico in una serie del genere, complice anche la bravura di Spacey, basta una sola sua occhiata, uno sguardo rivolto al cielo o se siamo più fortunati un vero e proprio monologo, a riempire la puntata.

Una trovata che incolla lo spettatore allo schermo e che non siamo abituati a vedere, ma che non è poi così nuova nell’ambito televisivo (per esempio sia in Alfie che in Funny Games gli attori si rivolgono alla telecamera), certo una caratteristica molto isolata, ma io adoro questo stile più “teatrale”.

Perché The other one who knocks?

Semplicemente perché Frank ha un’abitudine, quella di battere 2 volte con il suo anello sulle superfici in legno, non serve che dica chi è “the one who knocks” originale vero?

Questo è il suo tratto distintivo, e sempre presente nelle puntate, utile a scandire benissimo alcuni momenti clou.

Ma tornando a noi, House of Cards ci mostra la realtà del dietro le quinte della classe politica, La Casa Bianca a porte chiuse, in un modo che può solo farci inorridire con tutto il marciume che ne viene fuori.

Fondamentalmente si parla di storie di potere, perché come dice Frank “il potere è più importante dei soldi , ma quando si parla di elezioni, i soldi mettono il potere in una posizione molto diversa”.

La storia dell’ascesa di Frank Underwood, deputato del partito democratico e alla sua corsa alla presidenza ci è raccontata in 13 episodi a stagione suddivisi per capitoli, per una trama orizzontale e come da tradizione della rete niente episodi filler.

E una serie di questa portata, con questi nomi non poteva che essere corteggiata dai colossi della tv americana, parlo della AMC e l’HBO, e lo ammetto ci sono cascata, da ignorante pensavo fosse proprio di proprietà dell’AMC, perché diciamocelo, lo stampino è proprio quello, e invece no! Netflix la spunta di nuovo.

E grazie proprio a Netflix che si è potuto creare uno show di qualità e così diverso, e ovviamente non parlo della possibilità di fare binge-watching (ovvero guardare più episodi alla volta).

Non importa se non siete attirati dalla politica, perché anche se è l’argomento principale dello show, la serie riesce a rendere i complotti totalmente calamitici (non so esiste come parola, ma esprime precisamente come mi sono sentita guardando le puntate), buttandoci dentro anche sete di potere, vendetta, sotterfugi manipolazioni, cinismo a volontà e avvenimenti abbastanza shockanti.

Che poi questo possa portare al disprezzo dei protagonisti è tutt’altra storia, complice la vera potenza della serie tv, gli attori.

Già questi basterebbero per mandare avanti la baracca, un cast che possiamo definire corale a volte, ma fondamentalmente sono in pochi ma buoni e anche bravi.

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Kevin Spacey (premio Oscar per “I soliti sospetti” ed “American Beauty”) è il colosso dello show, ne è il 70% l’altro 30% lo detiene la fantastica Robin Wright (Claire Underwood) con la quale forma una coppia simbiotica ed equilibrata, dove punto di forza è l’accettarsi completamente.

Perché loro non si completano e non vogliono completarsi, si necessitano sì, ma sono individui singoli e complessi che percorrono insieme la stessa strada.

House-of-Cards-Season-2-wide-iInsieme dovrebbero generare disprezzo e odio, i ruoli di per se lo fanno, ma è quell’odio/amore che si prova quando si hanno davanti personaggi così carismatici ed interpretazioni così intense.

Ad arricchire la rosa ci sono anche Kate Mara, Michael Kelly, Corey Stoll, Reg E. Cathey, Rachel Brosnahan.

In più è stato chiamato nient’altro che David Fincher, che non solo è produttore dello show, ma dirige anche i primi 2 episodi.

Non poteva mancare anche l’elemento di disturbo ufficiale ovvero i media, che di certo non passano come i “buoni” della situazione, anzi.

5 piccole curiosità su House of Cards:

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  • Barak Obama è fan della serie
  • La serie è divisa in capitoli
  • “Chapter 22″ è stato diretto da Jodie Foster, “Chapter 23″ da Robin Wright.
  • L’attore che interpreta Putin è decisamente fin troppo perfetto per il ruolo
  • Kevin Spacey ha raccontato di essere andato a lezione dal politico repubblicano Kevin McCarthy e Michael Gill ha parlato spesso con consigliere della Casa Bianca David Gergen su come si comportano i presidenti a porte chiuse.

Neve_CampbellPurtroppo c’è da dire che le prime 2 stagioni sono state nettamente superiori alla terza, ma visto il cliffhanger finale, ci aspettiamo che la qualità torni a quella di un tempo, il potenziale c’è.

Prevista per il 2016, la quarta stagione potrebbe essere l’ultima e avrà una new entry, Neve Campbell!

E se ancora non siete convinti, ricapitoliamo anche tutti i premi vinti da House of Cards fino ad oggi!

BEVERLY HILLS, CA - JANUARY 12: Actress Robin Wright, winner of Best Actress in a Television Series - Drama for 'House of Cards,' poses in the press room during the 71st Annual Golden Globe Awards held at The Beverly Hilton Hotel on January 12, 2014 in Beverly Hills, California. (Photo by Kevin Winter/Getty Images)

  • Webby Award: Special Achievement Award – Kevin Spacey and Dana Brunetti
  • Primetime Emmy Award: Outstanding Directing for a Drama Series – David Fincher for “Chapter 1”
  • Primetime Emmy Award: Outstanding Casting for a Drama Series – Laray Mayfield and Julie Schubert
  • Primetime Emmy Award: Outstanding Cinematography for a Single-Camera Series – Eigil Bryld for “Chapter 1”
  • Primetime Emmy Award: Outstanding Sound Mixing for a Comedy or Drama Series (One Hour) – Lorenzo Millan, Nathan Nance, Scott R. Lewis for “Chapter 14”
  • Primetime Emmy Award: Outstanding Music Composition for a Series (Original Dramatic Score) – Jeff Beal for “Chapter 32”
  • Golden Globe Awards: Best Actress Television Series Drama – Robin Wright
  • Golden Globe Awards: Best Actor – Television Series Drama – Kevin Spacey
  • Peabody Award: Area of Excellence –  House of Cards
  • Screen Actors Guild Awards: Outstanding Performance by a Male Actor in a Drama Series – Kevin Spacey
  • Satellite AwardsMiglior attrice (Serie TV – Dramma) Robin Wright
  • Roma Fiction Fest: Premio Roma Fiction Fest alla Miglior Nuova Serie – House of Cards

Per tutte le altre nomination e award potete cliccare qui.

Non dite che l’ho detto, ma in italiano non sembra doppiata male! Shhhhh

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12 pensieri su “The other one who knocks? Kevin Spacey in House of Cards!

  1. Fiction strepitosa ed ottima recensione, come sempre per altro!
    Non sapevo che fosse un rifacimento di una fiction BBC e non che la cosa mi stupisca più di tanto, per via di questa caratteristica tutta statunitense di americanizzare molti prodotti stranieri (film e fiction) invece di importarli così come sono… cosa che fa riflettere sulle connotazioni antropologiche di una cultura che di fatto vive per format comunicativi, ma tant’è.
    Siccome è bello sapere di parlare con una persona del tuo spessore, mi permetto di chiederti se noti qualche differenza tra il modo di fare political-drama in Tv di qualche anno in confronto con il modo attuale…
    Ti ricordi “Commander in Chief”, quella fiction del 2005 con Geena Davis? Oppure “West Wing” di sua maestà screenwriter Aaron Sorkin?
    Poi sullo sfondo “The Newsroom”, “Scandal”, “The Good Wife”…
    Insomma io ho l’impressione che in Occidente si sia lentamente abbandonata la struttura di taglio prevalentemente procedural (una sfiga da risolvere alla settimana) verso un taglio più serialized, che vede un grande problema da dirimere in un’intera stagione… se poi ci aggiungiamo che il sistema Netflix che, in realtà, non si è limitato al concetto solo di “maratona televisiva” (in fondo il binge-watching spesso la gente se lo faceva da solo, accumulandosi le puntate e sparandosele tutte assieme), ma influenzato le produzioni a livello di show-runner così che non ci fosse più il classico finale di puntata mozzafiato ma lasciando piuttosto il cliffhanger di fine stagione…
    Questo secondo me ha permesso uno svolgimento narrativo che ha reso le stagioni più simili ad un romanzo con i suoi capitoli, non tutti necessariamente con la stessa tensione o lo stesso taglio drammatico.
    Che ne pensi poi degli altri serial di tipo politico, come “Borgen”?
    Mi piacerebbe la tua opinione, davvero.

    P.S. Una cosa è certa, le carte vincenti della fiction HoC sono sicuramente Kevin Spacey e la decisione di mantenere come carattere distintivo il “fourth wall method”, perché trascendere il camera-look ed interloquire persino con lo spettatore, il renderlo complice, la rende sublime ed in certi momenti della Terza Stagione ha persino salvato degli episodi bruttini…

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    1. Sì, a volte agli americani va bene con i remake dobbiamo dire, non sempre!
      Ma i format britannici hanno proprio un’impostazione diversa, non funzionerebbero allo stesso modo in America, per questo hanno dovuto evolvere la serie, e per fortuna! Pensa che pastrocchio avrebbero fatto mettendo in mezzo la corona!
      Sono sincera molte di quelle serie da te nominate non le ho viste (non sono proprio il mio genere), ma di Sorkin ho visto “The Newsroom” che ho letteralmente adorato.
      Per quanto riguarda la tua domanda, ni, nel senso non trovo che il metodo “caso della settimana”sia stato abbandonato e lo dico con dispiacere…Lo trovo un po’ come dire “abbiamo poche idee e non riusciamo a tirarne fuori una talmente buona da mandarci avanti una stagione intera”, preferisco appunto una storia più lineare come questa, altrimenti dopo un tot puntate l’interesse cala.

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  2. Cominciai a vedere questa serie perché ne sentivo parlare talmente tanto, che ne fui incuriosito. Beh, fu il mio errore peggiore, perché me ne staccai solo quando fui certo di aver visto ogni episodio andato in onda. Ne fui completamente risucchiato.
    È una serie incredibile, e Netflix ancora una volta si rivela produttrice di grandi lavori.
    Concordo sul calo di qualità della terza stagione, e spero vivamente che si riprendano nella quarta.

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  3. E dire che a me neanche piace la politica. Già in un film mi annoia figuriamoci in una serie da N stagioni di N puntate…eppure HOUSE OF CARDS mi ha conquistato fin dal primo episodio! Dal primissimo davvero [cosa rara, di solito bisogna vedere qualche puntata in più per innamorarsi di un serial].
    Il calo della terza stagione l’ho notato anche io, purtroppo il bello della serie era l’ambizione [o la fame?] di Frank per il potere, ma essendo diventato SPOILER non c’è più l’ambizione di prima, ma solo molta fatica nel mantenere quella posizione [anziché seguire una scalata al potere]. Tra l’altro c’è stato anche meno tempo dedicato a noi, al pubblico, meno occhiate e meno monologhi che come hai detto tu sono un punto forte della serie.
    HoC resta comunque una delle migliori in circolazione e a dirla tutta [senza offesa per i sudditi della regina che da sempre producono roba di qualità] una serie di questo genere funziona decisamente meglio quando c’è di mezzo la Casa Bianca. La politica USA è molto più “succosa” di quella britannica.
    PS: ti svelo un segreto, secondo me una serie del genere BISOGNA seguirla doppiata. IMHO, con tutta quella terminologia si finirebbe per perdersi in una singola frase rischiando di non capire nulla [a meno che non si è esperti di politica allora ciao] e poi, più importante, seguendo i sottotitoli si perderebbero quelle occhiate e quei cenni di Frank che durano meno di un secondo ma che valgono più di 1000 parole. E comunque si, la serie è stata doppiata benissimo!

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    1. Sul doppiaggio sono fortunata, la vedo sottotitolata perché preferisco le interpretazioni originali, ma fortunatamente raramente leggo la traduzione a meno che non capisca proprio qualcosa, e per fortuna! Altrimenti come dici tu si rischia di perdere qualche occhiatina di Frank.
      Per la nuova stagione visti i risvolti non positivi si aprono tante strade diverse che percorse potrebbero portare in direzioni interessanti, per esempio non lo vedrei cosi male un cambio di testimone! Vedere Claire interagire con noi sarebbe una mossa troppo azzardata?

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      1. Per carità, anche io guardo le serie in lingua originale, più che altro perché di solito le serie vengono doppiate malissimo, ma in altri casi come HoC o TRUE DETECTIVE viene fatto un gran bel lavoro e quindi le seguo in italiano [se escono in tempi brevi se no la recupero subito in inglese].
        Per quanto riguarda Claire che interagisce con noi anche io avevo pensato a una cosa simile [anche se si, è un azzardo ma tutto HoC è un riuscitissimo azzardo 🙂 ].
        Più che Claire io avevo pensato all’arrivo di un avversario degno di Underwood, uno al suo stesso livello che piano piano cominciasse a interagire con lo spettatore quasi a voler rubare la serie a Frank o comunque a portarci dalla sua parte [come una classica elezione politica tra l’altro].
        Una cosa simile a SHERLOCK HOLMES: GIOCO DI OMBRE quando Moriarty comincia a previsualizzare un combattimento [come faceva Holmes] dicendogli “Visto, anche io sono bravo a questo gioco”.

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