Southpaw: Gyllenhaal conquista il ring

Southpaw il nuovo film di Antoine Fuqua, già regista di Trainig Day, King Arthur e Shooter è un film sul riscatto di un pugile, dove a colpire più della storia che sa tanto di già visto, è la performance attoriale del protagonista.

I film incentrati sulla boxe sono speso spettacolari e di certo anche questo lo è con la sua cura per i dettagli, le riprese sul ring sono girate in modo impeccabile, studiate e precise, riescono a rendere realistici e spettacolari i match.

gyllen-s-gonna-knock-you-out-with-these-teeth-splintering-southpaw-stills-469445 La spettacolarità in questo caso va a discapito però di una trama poco originale, e Southpaw, spaccone, cruento, ma dal cuore tenero rimane a metà strada tra un film di boxe e uno di redenzione, con una storia che però non si discosta da quelle viste in precedenza.

LA STORIA

La storia incentrata su Billy Hope, ex bambino problematico cresciuto in orfanotrofio dove ha incontrato la sua futura bellissima moglie Maureen, da cui ha avuto una figlia, si svolge a Detroit dove lo troviamo nel pieno della sua carriera pugilistica (campione imbattuto).

Billy è il classico pugile rabbioso che non conosce neanche la parola “difesa”, la sua faccia tumefatta parla chiaro durante il film.


Ma la scalata al successo si ferma drasticamente durante una rissa, dove Maureen viene uccisa.

Da qui tutto cambia e un vortice di eventi porterà Hope ad un veloce declino e al vedersi scivolare dalle mani tutto ciò che aveva, anche se forse in modo un pò troppo repentino.
Conosceremo così un uomo distrutto dentro e fuori che intraprenderà la sua strada per la redenzione.

E anche qui come in altri film già visti abbiamo: la caduta e la lenta risalita, allenatori che vanno dove porta il dio denaro, sequenze di allenamento alla Rocky, la ricerca dei valori veri, rapporti da recuperare, e culmina con il classico ultimo scontro per il titolo.

Ad interpretare il il Protagonista abbiamo Jake Gyllenhaal e a fargli da spalla Forest Whitaker, Rachel McAdams (che mi si spezza il cuore a dirlo, a differenza di tanti, io non l’ho trovata adatta per la parte), 50 Cent e l’inutile cameo di Rita Ora.

IL PERSONAGGIO

Non troppo sveglio Billy ma tenace, tra sudore, sangue e lacrime (sì perché ci si emoziona anche), Jake Gyllenhaal è la colonna portante del film e da un’altra delle sue interpretazioni intense e carismatiche che dopo Enemy e Nightcrawler lo consacra ulteriormente.
Buttandosi di nuovo a pieno nel personaggio, allenandosi sei ore al giorno per cinque mesi e cambiando, non solo fisicamente.
Il cambiamento si vede già dalla voce al, modo di balbettare e all’espressività malconcia di un uomo perso, ci mostra tante sfaccettature per un personaggio che può invece risultare banale sulla carta.

deadline-jake-gyllenhaalPer questo mi sento di focalizzarmi di più sulla storia della performance piuttosto che sulla storia stessa, è quella che a me è arrivata maggiormente, la storia raccontata da Jake e la sua trasformazione psicofisica, alla sicurezza che da uno sport del genere, la sua presenza è il film ed è un percorso che gli si legge addosso.

In fin dei conti niente colpisce più di un attore che andando per la propria strada e prediligendo ruoli un po’ di nicchia riesce a fare un percorso di tutto rispetto, dando ancora prova della sua poliedricità, dedizione e carisma, e non parlo di trasformismo, prendere o perdere 10-15-20 chili non influisce sulla bravura di un attore.

Il DUBBIO

Qualcosa però non torna per per tutta la durata del film, stona, è come se ci fosse qualcosa di impercettibile che senti non essere al suo posto, e non parlo dell’orrendo e fastidioso sottotitolo italiano “L’ultima sfida”, non è neanche quel qualcosa di patinato che cerca di far capolino quà e la, ma fortunatamente non riesce, ma i 2 mondi diversi che si palesano davanti a noi, che si scontrano e a stento s’incontrano, alla ricerca di una sincronia e armonia che viene a mancare troppo spesso.

Un film che non riesce ad accordare bene tutti gli elementi, tra colonna sonora attori e ambientazioni e trama, tra Gyllenhaal che sembra portarlo in una direzione più dark e drammatica e tutto il resto che lo alleggerisce e lo avvicina ad un contesto spaccone gangster.

southpaw3Perchè inizialmente il protagonista di Southpaw doveva essere Eminem, e il film doveva essere una semi continuazione di 8 Mile rivisto in “chiave boxistica”, vedi anche il rapporto costruito con la figlia Leila, e guardando il film si capisce bene che doveva essere così, i tasselli non si amalgamano completamente con il progetto originale, o è quello che è rimasto del progetto originale che non si amalgama con quello che di nuovo si voleva creare.

Eminem però, non ha abbandonato del tutto il progetto, firmando la colonna sonora insieme a e 50 Cent, e puntando tutto sulla sua “Phenomenal”che possiamo sentire anche in questo trailer, al suo posto è stato poi scritturato Jake Gyllenhaal.

Mi sento di consigliarlo? Sì dai, non è affatto un film da buttare, alla fine preferisco classificarlo come un film sul dolore, l’amore e il riscatto per la vita e la famiglia camuffato da film sulla boxe, un film che sicuramente mi ha anche fatto emozionare.

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6 pensieri su “Southpaw: Gyllenhaal conquista il ring

  1. Perbacco DoppiaW, una recensione che mi ha lasciato sbalordito per la profondità dei tuoi ragionamenti, a cui non sono davvero molto abituato qui su Word Press e che ovviamente ti eleva di molto come recensitrice (WordPress me lo segnala come errore mentre scrivo, ma il termine è corretto…) di eccellenza.

    Avevo scartato l’idea di vedere al cinema il film in questione, ma lo avrei senz’altro recuperato in home video o qualche piattaforma online ma rigorosamente in Full HD e questo perché considero davvero molto poco, artisticamente parlando il regista Antoine Fuqua (di cui ho amato il “Training Day” pensato e sceneggiato dal grande Ayer, ma disperezzato massimamente il resto), mentre apprezzo moltissimo Jake Gyllenhaal (una rivelazione in “Donnie Darko” e poi una serie di prove da paura, come quelle in “Proof” vicino alla Paltrow, nel “Zodiac” di Fincher, nel sottovalutato sci-fi di  “Source Code”, nel duro e post-noir “End of Watch” di Ayer, nei due deliri poetici ed ermetici di Villeneuve e soprattutto nel grandissimo “Nightcrwaler” da te giustamente citato.

    Hai il dono della sintesi ed eviti altresì la battuta facile (“un film sul dolore, l’amore e il riscatto per la vita e la famiglia camuffato da film sulla boxe, un film che sicuramente mi ha anche fatto emozionare”), ma non hai paura di dilungarti e di commentare anche i dubbi e le emozioni profonde (“mondi diversi che si palesano davanti a noi, che si scontrano e a stento s’incontrano, alla ricerca di una sincronia e armonia che viene a mancare troppo spesso”).

    Le frasi che ho citato tra le virgolette sono solo un esempio di tutto un saliscendi di notazioni che avvolgono il senso critico di chi legge e lo accompagnano per mano attraverso un itinerario in cui alla fine siamo noi stessi a decidere se il film è bello o meno.

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    1. Ormai sempre più sintotizzati sulla stessa onda noi, neanche io amo particolarmente Fuqua ma una chance la do sempre (in genere), Gyllenhaal invece ormai è una costante ma non da ieri, non da da un mese, non da un anno …Ha sempre dimostrato da quel di!
      Fidati quando ti dico che in realtà il dono della sintesi non ce l’ho, ma perdo un bel po di tempo nel “riaggiustare” in modo piu leggibile e di impatto quello che puo essere un’emozione un’idea o qualsiasi cosa che mi salta in mente. Poi c’è chi legge distrattamente e chi si sofferma per la gioia di noi scrittori, come stai facendo tu (che mi lasci sbalordita a modo tuo per l’interesse che sento nelle tue risposte).
      Hai ragione quando dici che qui spesso si leggono articoli un po meccanici e disinteressati purtroppo, ma sono un bene da una parte, spingono noi ad andare oltre e dare giusto valore al lavoro di tutte quelle personicine che lavorano per il nostro intrattenimento.
      Ah dimenticavo grazie ancora, perché in fondo non è mai troppo.

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      1. Parlavi con grande gentilezza nei miei confronti di “toccasana”… ecco, per me leggerti lo è sempre e talvolta mi rammarico che manchi il tempo, vero bene supremo e forse il più grande dei poteri, specie se si vive in un’epoca come la nostra dove la conoscenza è quasi barbiturica e dove le persone non leggono oltre le prime due righe di ciò che ho appena scritto.
        Il questo il web ha una capacità quasi luciferina di ammorbare letteratura e giornalismo, dopo ovviamente essersi reso indispensabile ed aver trasformato in mascheroni obsolete le altre forme di comunicazione: lo si odia ma non si può vivere al di fuori di esso, come una di quelle città bolla di tanta fantascienza che tengono prigionieri gli uomini salvando loro la vita dai gas tossici di un mondo ecologicamente distrutto.
        L’entropia delle possibilità, per cui tutto si livella verso il basso davvero l’uomo con un occhio solo, come recita l’adagio antico romano diventa re in mezzo ai ciechi da entrambi gli occhi.
        Quando si trova, poi, nei blog dei fari di intelligenza, sforzo e volontà di essere coerenti, anche nella visione dei sotto-testi ed una scrittura pur divertita come la tua, si tira un sospiro e ci si ricarica un po’ le batterie.
        Non sempre riesco a leggerti, proprio per via del tempo lineare in questa frazione di universo, ma arrivo.. come dice Filottete ansimando in corsa all’Hercules della Disney “Sono dietro, molto dietro di te, ho la culatta pesante!”

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