Mommy, altro centro di Xavier Dolan

  Perchè accontentarsi di quello che passa casa?

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Abbiamo la possibilità di spaziare, cercare e vedere di tutto e di più, e allora siate curiosi e andatevele a cercare i film meritevoli…

Questa volta un cinema inconsueto per me, cinema franco-canadese…Dove la lingua non è di facile digerimento (spesso si parla in dialetto Québécois), ma ti ritrovi tra le mani un grande lavoro con personaggi enormi.

Mommy, fresco fresco proprio di un anno fa, presentato al Festival di Cannes, dove ha ricevuto il premio dalla giuria, 2 ore e più di film e un insieme variegato di emozioni e vitalità.

Il regista

Scritto, diretto e curato nella sua quasi totalità dal giovane regista Xavier Dolan, che a soli 25 anni, con altri film all’attivo, mostra una consapevolezza e sensibilità per l’argomento non facile che decide di trattare, di un regista navigato.

La storia scelta da Dolan per il suo film, è una storia semplice ma potente, sul travagliato rapporto madre-figlio.

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Già nei suoi precedenti lavori, che mi riprometto di vedere, mette in scena il rapporto/scontro madre figlio, ma questa volta senza prendere le parti di nessuno dei 2 e cercando di rimanere neutro, anche se a sua detta, avendo maltrattato la figura materna in passato, stavolta si è relativamente riservato il diritto di farla redimere e “vincere”.

Il tutto inizia in un futuro ipotetico non troppo lontano, dove è stata approvata la legge S-14, tramite la quale un parente di un minore con problemi, saltando le procedure legali può rinchiuderlo in un istituto psichiatrico in caso di necessità.

E già quì potrebbe nascere un grandissimo dibattito, ma il film non vuole approfondire questo tema e si concentra invece sul rapporto tra una madre quasi alla deriva già di suo e suo figlio affetto dalla sindrome da deficit di attenzione e iperattività.

I personaggi

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Troviamo Dianne, (Die), interpretata da una fantastica Anne Dorval, vedova e disoccupata, una donna forte e ancora attraente, ma che la vita ha messo tanto alla prova, e suo figlio Steve (personaggio vagamente autobiografico), 14 anni e un vulcano pronto ad esplodere.

Guardando il film ci si rende conto di quanto sia sottile la linea che lo divide dall’esplodere all’implodere.

Steve è l’eccesso in persona, eccessivo nei modi di fare, nel modo di esprimersi, nel modo di amare ed esternare il dolore e la rabbia, tutto quello che passa attraverso di lui è amplificato, amore, tristezza, odio, distruzione… E allo spettatore arriva tutto, grazie all’interpretazione travolgente di Antoine-Olivier Pilon.

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Un ragazzo difficile da gestire, ma fondamentalmente buono, come cerca di spiegare nel film, per niente stupido, ma purtroppo la malattia non perdona e lo rende una mina vagante, costringendolo a questa esistenza approssimativa e strapazzato tra un istituto e un’altro.

Lui principalmente, nonostante tutti i suoi problemi è quello che ha più bisogno di affetto e che più ne da, senza mezzi termini urlandolo al mondo, anche se in realtà solo la persona più vicina a lui deve sentirlo.

Due soli personaggi di questo tipo sarebbe bastati, ma il nostro regista ha deciso di aggiungere un tassello al dynamic duo, tassello che poi si è rilevato indispensabile, e perfetto per completare il puzzle familiare.

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Kaya (Suzanne Clément), la vicina di casa con evidenti problemi familiari, insicura e balbuziente, insegnante in congedo, psicologicamente distrutta da qualcosa che possiamo solo comprendere, perchè nel film non se ne parlerà mai.

Kaya che al contrario dei nostri 2 protagonisti, è quella più fragile, sarà la chiave di svolta in questa storia, diventando la salvatrice di 2 anime perse nel caos.

Cercando di ristabilire l’equilibrio, andandolo però a toglierlo ancora di più alla sua famiglia e diventando a suo modo egoista nel cercare di ristabilire anche il suo, è a tutti gli effetti il terzo elemento di questo nucleo.

La famiglia

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3 vite che diventano complementari e si comprendono ad un livello che solo le famiglie più unite possono, il dolore avvicina non c’è niente da fare.

Kaya colma il suo vuoto, idealizzando un figlio che non vedrà crescere, Diane oltre che ad aver trovato un’amica, può cercare lavoro senza doversi preoccupare di badare a Steve, e quest’ultimo subendo l’effetto calmante di Kaya e riesce a studiare grazie alle sue lezioni in casa.

Questo è il nostro triangolo famigliare/amoroso atipico, ma sincero, che esclude chiunque sia all’esterno.

Infatti la forza del film sta nel catapultarti all’interno del loro rapporto, e farti sentire come uno spettatore invisibile ma presente, una sorta di quarto componente.

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Mommy in fin dei conti è una pellicola costruita su un amore difficile, sincero, amore che a volte non basta e dei problemi che ne genera, la consapevolezza di non essere perfetti, ma la continua voglia di provarci, come dice Die alla fine, viviamo in un mondo privo di speranza, ma abitato da persone che ancora ne hanno, loro tra queste, non usciranno di certo indenni dalla fine di questa storia.

Ed è quando li vediamo insieme, che il film ci propone le scene più belle, la foto, l’uscita in bici o il ballo in cucina.

Regia e colonna sonora

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Mommy è una pellicola che ha del claustrofobico, con quelle insolite 2 bande laterali nere, formato 1:1, che costringe ad inquadrature singole, con spazio per una sola persona alla volta, proprio perchè a detta di Dolan è funzionale, non permette distrazioni (sarebbe anche abbastanza difficile visto che utilizza spesso primi piani),
Formato che però tende a tornare in 16:9 in punti specifici funzionalmente alla trama. Da quanto ho potuto vedere adotta questo formato anche per videoclip musicali di cui ne è regista.

Una delle scene più apprezzate e chiaccherate è giustamente quella dove Steve allarga le braccia e per un istante il formato 1:1 si espande e ingloba tutto. Vi sarà capitato in vita vostra di volervi mangiare il mondo no? Questa è la sensazione che io ho provato, lo slow-motion e uno dei brani pop per eccellenza, Wonderwall degli Oasis ne rendono ancora di più il senso.

Potete verla nella sua interezza quì.

La colonna sonora infatti è un pò insolita e ricca di brani pop e non solo, ha una cultura variegata Mr. Dolan!
Passanndo da Dido, agli Eiffel 65, a Celin Dion fino ad arrivare ad una scena dolce amara che all’interno racchiude tanto, la scena del karaoke con Vivo per Lei di Bocelli.

Una delle mie preferite, ad ogni nota c’è il crescendo della gelosia di un figlio per la madre con la relativa rabbia scatenante che esplode in tutta la sua violenza, ma mostrando al contrario la fragilità di Steve e una grandissima paura dell’abbandono.

Lo spettatore

Lo spettatore vede e sente la continua ricerca di una felicità illusoria (per quanto possibile), è impossibile non sentirsela strappare via in alcune sequenze che ti portano a commuoverti fino ai singhiozzi.

Dolan ci fa entrare direttamente dalla porta principale della casa di questa famiglia, solo così possiamo comprendere a pieno la realtà; perchè se al difuori può sembrare che Die e Steve si odino a vicenda, solo facendo il percorso insieme a loro si capisce che in realtà c’è un rapporto difficile ma forte da non confondere con il senso di responsabilità.

E da quando inizia il sogno di Diane capisci di essere perduto.
Una speranza di un futuro felice, dove però lo slow-motion (molto utilizzato da Dolan) e le inquadrature sfocate come ricordi che se ne vanno, o sogni che non si avvereranno, simboleggiano un desiderio, un ultimo sogno ad occhi aperti per Dianne di quello che sarebbe potuto essere e che non sarà.

Pioggia battente sul finestrino, il calore dei colori estivi scompare per fare spazio al grigiore, e di colpo i toni cambiano, siamo tornati alla realtà, uno stacco netto, inversione di marcia delle emozioni, è impossibile non risentirne, il dolore è percepibile, e di colpo tu spettatore, ti ritrovi in singhiozzi, non semplici lacrime, ma singhiozzi.
Questo è il cinema che emoziona, quello di storie di persone comuni, questo è il cinema che mi colpisce.

Riconoscimenti di Mommy

2014 – Festival di Cannes

  • Premio della giuria a Xavier Dolan
  • Nomination Palma d’oro a Xavier Dolan

2015 – Satellite Awards

  • Nomination Miglior film straniero (Canada)
  • Nomination Miglior attrice protagonista a Anne Dorval

 

 

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5 pensieri su “Mommy, altro centro di Xavier Dolan

  1. Non c’è una sola recensione di questo film (compresa la mia) che non citi la scena di Steve che allarga con le braccia le bande nere dello schermo, sulle note di Wonderwall… in quella scena c’è tutto il film e tutto Nolan: sbruffone, “esagerato”, compiaciuto, eppure incredibilmente geniale! E tutti (sempre io compreso) abbiamo scritto di quanto quella scena sia “ruffiana” e “ad effetto”, eppure… beh, funziona eccome! Ed è sempre facile dirlo “dopo”: sarà anche ruffiana, ma nessuno prima ci aveva pensato, e il fatto che a tutti ci sia rimasta impressa nella mente dimostra quanto sia azzeccata.
    Mommy è un film quasi miracoloso, che procede per accumulo di scene madri e brani musicali kitsch, eppure il risultato finale è incredibilmente equilibrato e sincero, e nemmeno una volta ci sfiora il sospetto che il regista speculi sul dolore e la malattia: Dolan è una forza della natura, un po’ come Steve, sempre pronto a debordare, eppure sempre tenacemente attaccato alla vita. Non sappiamo se diventerà un genio, ma per adesso ci teniamo stretto il suo cinema emozionante e “vero”, bellissimo.

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  2. Sicuramente una scena ad effetto, ma non l’unica…Da considerare però come ogni scena “importante” sia accompagnata da questa colonna sonora decisamente inaspettata che inizialmente ti fa rizzare le antenne, ma pochi secondi dopo capisci, come una scelta coraggiosa come quella sia quasi geniale.

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