Wild: Reese Witherspoon e il suo zaino

Wild è il viaggio di Reese Witherspoon, del suo bagaglio di esperienze e il suo zaino, troppo troppo grande per una ragazza così mingherlina

Wild, tratto dall’omonimo libro, è la storia vera di Cheryl Stryed, una donna che per dare un taglio netto alla sua vecchia vita decide di percorrere il Pacific Crest Trail in solitaria.

Il film diretto da Jean-Marc Vallée (lo stesso di Dallas Buyer Club) ha come protagonista Reese Witherspoon ad interpretate Cheryl Stryed.

Iniziamo da quì, da Cheryl e il suo zaino direi io, e ci avventuriamo un road movie naturalistico sulla scia di Into the wild, ma molto diverso a partire dalla stessa colonna sonora, perchè in entrambi i film i protagonisti sono smarriti, ma per motivazioni e con risvolti diversi. Sean Penn in Into the wild fa trasparire tutto l’aspetto sognatore, dove c’è l’ammirazione, senso di appartenenza e paura della natura selvaggia, in questo film non è così e al contrario viene introdotto più spesso l’elemento umano, la paura e la dipendenza da esso.

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Ma non vogliamo fare un parallelismo, bensì parlare di questa storia tutta al femminile, storia di depressione dopo un grande lutto, che porta Cheryl alla dipendenza dal sesso extraconiugale e all’uso di droghe. Una vita al capolinea dove serve coraggio per uscirne, serve un taglio netto al passato per iniziare un cammino di rinascita.

Da quì parte il film, ed è sempre bello vedere un percorso spirituale, un avventura in compagnia solo di se stessi, dove si cerca la forza di ribaltare la propria esistenza e reinventarsi, un viaggio per redimersi dopo che si è toccato il fondo, e Wild ci riesce più o meno.

Reese regala una buona prova, entra nella parte ma non troppo, non gli è molto consona l’espressività della disperazione, trasparisce solo rabbia.

imageIl frangettone non rende molto realistico il suo personaggio nei flashback, dove a farci capire il suo stato d’animo perso nell’oblio delle sue scelte è solamente trucco colato.

Nonostante questo è stata nominata come migliore attrice protagonista sia per gli Oscar, per i Golden Globes, British Accademy Film Award, Screen Actor Guild Awards e Satelite Award, probabolmente perché negli ultimi anni si stanno rivalutando i film incentrati sulle figure femminili, e in questo caso lei ne è la protagonista indiscussa, me ce ne sono state di interpretazioni migliori…

Durante il film, incontriamo come la nostra escursionista, alcuni personaggi molto interessanti, che infatti anche lei ha deciso di ricordare, come  Jimmy Carter, o Gregg e gli altri esploratori, andando a descrivere il bellissimo rapporto di fratellanza che si crea in questa nicchia, ma purtroppo a cui viene dato poco spazio e di cui avremo voluto sapere di più.

Ad avere più spazio fortunatamente è Laura Dern che interpreta Bobby, la madre di Cheryl (anche lei candidatada come migliore attrice non protagonista) che ci regala un’ottima interpretazione dando un pò di brio alla pellicola e Thomas Sadosky nei panni del marito Paul che continua a credere in lei e ad amarla nonostante tutto.

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Per tutta la durata del film vediamo attraverso gli occhi di Chery il percorso fatto e le sensazioni vissute, anche se sembra quasi impossibile che incontri o ci facciano vedere solamente un paio di volte animali selvaggi  (come il serpente o la volpe), e nessuno di questi associato ad momento significativo, sembra siano stati inseriti con il solo fine di dare veridicità alla storia, ma il viaggio dura mesi e non si può tralasciare un particolare così rilevante.

Forse è questo che manca al film, un pò di entusiasmo, sentire e vedere quello che il contatto con la natura può suscitare, vediamo una una storia di un viaggio che procede dritto fino alla meta, con poca tensione e senza colpi di scena, dove in primo piano c’è il dolore passato e non l’introspezione presente, a volte si avvicina più ad un documentario sulla vita dell’escursionista che alla storia di redenzione che vorremo vedere.

Continuo a chiedermi come una ragazza non allenata possa affrontare da sola con uno zaino grosso più di lei il PCT, un percorso di più di 1.600 km con deserti, fiumi e altopiani.

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Per quanto riguarda i flashback invece un pò troppi e confusionali nella riproduzione, vanno ad intaccare la scorrevolezza del film, in quanto il passato viene mostrato non in modo cronologico e a volte si perde il filo.

In conclusione il film, nonostante questi piccoli difettucci rimane una bella storia introspettiva, addolcita da tutte le citazioni inserite che ci portano al fine di una bellissima verità, ovvero che non siamo mai preparati a quello che la vita ci prospetta.

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6 pensieri su “Wild: Reese Witherspoon e il suo zaino

  1. l’ho recensito anche io…un bel film sulla voglia di ricominciare, sulla voglia di redimersi come hai detto te, un film dove la protagonista mostra coraggio e intrapendenza

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  2. Avevo visto il trailer tempo fa e volevo andarlo a vedere, ma dopo le tie puntigliose critiche ci sto ripensando! Noterei tutti questi particolari che sicurno non avrei minimamente calcolato se non avessi letto l’articolo!

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