Come passando Into The Woods mi sono ritrovata a Fantàsia

Che strano film Into The Woods, davvero strano, in Italia la promozione è stata quasi inesistente, e la sua uscita come al solito posticipata, strano per un film candidato a 3 Oscar e con quel cast.

I miei amici molto restii dal fatto che si trattasse di un musical (dal trailer non si capisce molto, infatti lo hanno scoperto poche ora prima della visione) hanno iniziato a riempirmi la testa di racconti su gente che a metà film era scappata dalla sala…

In più, al momento dell’accquisto dei biglietti, il ragazzo, con tono da mastro consigliere chiede se siamo a conoscenza che il film è un musical… Il suo tono sembrava voler dire “Ultima occasione per cambiare idea, perchè dovreste cambiare idea!”

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In anni di cinema è la prima volta che mi capita, quante lamentele avranno mai potuto avere?

Con grande sorpresa scoprirò dopo poco più di mezzora, che le storie raccontate sono in realtà vere, quando alcune persone escono prima dell’intervallo per non fare più ritorno.

Il film poco è equilibrato, standardizzato all’inizio, fiabesco,  ma che pian piano va a scaciarsi sfociando nel comico e a volte nonsense. Certo non è il massimo, ma ricordiamoci che c’è gente che è riuscita a vedere tutto 50 sfumature di grigio!

Mi sento di sconsigliarlo a tutti coloro che non amano i musical o che non masticano particolarmente l’inglese, perchè per l’80% del film, ovviamente mantenendo le parti cantate in lingua originale, è sottotitolato.

Ok fine premessa, veniamo a noi, perchè quello di cui voglio parlare oggi è una riflessione sul  percorso a ritroso che io ho fatto durante le 2 ore e 5 minuti.

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Into The Woods è un film che racconta di come ci si perde e ci si ritrova, io sì, mi sono persa nel filo sconclusionato dei miei pensieri, però poi mi sono ritrovata in mondo molto più affascinante e poetico, nel mondo creato Michael Ende, quello della Storia Infinita.

Già dai primi minuti non ho potuto fare a meno di sentirmi catapultata indietro nel tempo di 20 anni (o forse un pò di più) notando qualcosa di familiare, qualcosa che non sono riuscita a comprendere immediatamente, ma prima una, poi 2 poi 3 cose, e alla fine quello era: siamo tornati a Fantàsia!

We have to go baaack! oh no scusate sbagliato posto, ogni tanto vengo colpita da attacchi di lostite.

Veniamo a noi e ai 3 punti fondamentali che mi hanno mandato in pappa il cervello.

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Into the wood ovviamente si svolge tutto nel woods (bosco), non fanno altro che ricordarcelo per tutto il tempo i nostri canterini… Ma più che un bosco delle fiabe a volte, complici quell’alone di angoscia, paludi, alberi caduti, luce cupa e fumo, ricorda la foresta dove si svolgono le vicende della storia infinita, e in particolare la palude della tristezza (oh Artax!), se ci pensiamo, con un pò di fantasia  il mucco Biancolatte potrebbe incarnare un pò quello che era il cavallo di Atreyu, bianco anche lui, fedele amico e a volte testardo.

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Analogia number 2: Il primo gigante, al momento del suo arrivo ovviamente non fa che causare trambusto nel woods, con impronte e tremolii della terra, vi ricordate come abbiamo conosciuto la prima volta il gigante di pietra? Bè allo stesso modo.

Infine, sebbene ogni morte di questo film sia parecchio ambigua (c’è chi cade da fermo, chi viene ucciso da sassolini o chi cade da un dirupo senza apparente motivo), l’ultima persona che ci ha abbandonato, o meglio il modo in cui lo ha fatto,  mi ha ricordato il momento in cui Atreyu per proteggersi dagli starnuti della tartaruga gigante, si arrampicò su un’albero, poi per fortuna lui però non cadde come un sacco di patate.

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Potreste pensare che siano forzature, ma non sto dicendo che tutti avranno questa sensazione  o che Into The Woods abbia scopiazzato un vecchio film, solo che io per tutta la sua durata non ho fatto altro che aspettare l’arrivo del Nulla, e che forse questo sarebbe stato più interessante…

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Probabilmente sono solo stupide riflessioni fatte da una mente assonnata e non molto stimolata dal film, però almeno datemi atto che il Jack ( il ragazzino) somiglia tantissimo a Pete, il bambino di Elliot drago invisibile!

Probabilmente quest’opera nella sua versione origiale a teatro fa ben altra figura, anche perchè alcune voci purtroppo troppo alte o acute non fanno altro che stridere e contrastarsi con le altre più deboli (per esempio con un inutile e stonaticcio Johnny Deep rinchiuso in un personaggio che incontriamo nel film per un totale di 4 minuti).

Il film non è interamente da buttare, semplicemente non si capisce bene quale stile prevalga, quello fiabesco, il musical, il comico (parte più riuscita). E nonostante tutto si impara anche qualcosa, doppiaw per esempio ha capito che:

– La fantasia non ha confini

– Mai parlare a sconosciuti pelosi

– Chris Pine è nato per essere un attore comico!

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2 pensieri su “Come passando Into The Woods mi sono ritrovata a Fantàsia

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